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"CERCO RAGIONI E MOTIVI DI QUESTA VITA..."
di Giuseppe Bonicelli (spazio autogestito, saranno pubblicate eventuali repliche; inviare una mail a spazioaperto@scalve.com specificando in "oggetto" l'argomento)

Sogni e speranze per una società emancipata …       >> parte 1       >> parte 2      >>  la videointervista
 

Non cerchiamo l'isola che non c'è - Videointervista a Schilpario

 

" Ecce homo e altri scritti autobiografici" di Friedrich Nietzsche (1844-1900)

 

INCONSCIO CONFLITTUALE,  RIMOZIONI E ALIENAZIONI

VIZI ED OMOLOGAZIONE NELLA SOCIETA’
CAPITALISTICA-CONSUMISTICA

LE DUE RELIGIOSITA'
CATTOLICHE

 

ARTE COME EDUCAZIONE A SENTIMENTI ED EMOZIONI

VALORI E DISVALORI parte I

VALORI E DISVALORI parte II

VALORI E DISVALORI parte III

 

QUESTIONARIO POSTO DALLE BIBLIOTECHE DELLA VALLE NEL '99-2000

 

TRATTO DAL LAVORO IN CORSO:”COS’E’ L’ARTE? A COSA SERVE L’ARTE?”

(…) ARTE COME EDUCAZIONE AI SENTIMENTI ED EMOZIONI

E’ l’arte che ha sollevato e solleva costantemente il problema del rapporto emozione-percezione-raziocinio-azione, creatività, istintività sociale (acquisita culturalmente); è l’arte con la forma o l’estetica che sintetizza efficacemente e dà soluzioni sociali emancipative. Di contro, leggendo libri e riviste ufficiali di questi ultimi anni, ho notato notevoli carenze di analisi psicologiche e filosofiche, e soprattutto sul rapporto emozione-ragione.Le carenze psicologiche sono date soprattutto da una scelta delle diverse scuole psicologiche, nel privilegiare l’analisi e sviluppo dei processi cognitivi razionali (a parte la scuola della psicanalisi, ma ancora ancorata ai suoi dogmi…), trascurando sostanzialmente uno studio, un’analisi sistematica della complessa dialettica emotività-razionalità.Ed è da questa carenze che si sono dati pregiudizi e convincimenti quali l’impossibilità di sondare scientificamente l’emotività, l’inconscio, l’intuizione, l’irrazionalità, l’istintività; rassegnandoci e sperando che questo mondo psichico irrazionale ed oscuro non ci coinvolga individualmente in gesta turpi ed irreparabili di cui si sta riempiendo vergognosamente  la vita di oggigiorno…

Scrive Vygotsky nel suo “Psicologia dell’arte”:

“Gli studi futuri dimostreranno, probabilmente, che l’atto artistico non è  un atto mistico e celestiale del nostro spirito, ma un atto reale né più né meno degli altri, con la sola differenza che li sopravvanza tutti per complessità. Anche la nostra indagine ha messo in luce che l’atto artistico(…) è un atto creativo, e che ad esso non si può risalire per mezzo di operazioni PIENAMENTE CONSAPEVOLI: ma se quanto c’è di più importante nell’arte si riduce all’INCONSAPEVOLE e al CREATIVO, vuol forse dire che qualsiasi elemento di CONSAPEVOLEZZA e qualsiasi forza cosciente ne siano assolutamente esclusi? Insegnare l’atto creatore dell’arte, è impossibile; ma questo non significa affatto che ciò sia impossibile ad un educatore, cooperare alla sua formazione e alla sua manifestazione. ATTRAVERSO IL CONSCIO, SI PENETRA NELL’INCONSCIO.(…)
è possibile dunque trovare un modo di organizzare siffattamente i processi coscienti, da provocare per loro mezzo i processi inconsci;
CONOSCENZA RAZIONALE?: concetti, giudizi,associazioni di idee, e via dicendo? Sarebbe erroneo credere che i processi inconsci, conseguenti com’essi sono, non dipendano da questo o quell’orientamento, che si dà ai processi coscienti.(…)
ORGANIZZANDO in un dato modo la nostra MENTALITA’ CONSAPEVOLE, nei nostri approcci all’arte, noi garantiamo in ANTICIPO a quella data opera il successo o l’insuccesso  (…); l’atto artistico è il processo di realizzazione d’una nostra reazione ad un certo fatto, anche se non tale da sbocciare in azione. E’ un processo che DILATA la PERSONALITA’ del singolo, l’arricchisce di NUOVE POSSIBILITA’, la predispone ad una reazione integrale ai fatti, e cioè, a un dato comportamento; un processo che ha, per sua stessa natura, un VALORE EDUCATIVO.”

Dunque, che il  conscio penetri e comprenda progressivamente i lati oscuri e meccanismi dell’inconscio e, aggiungo io, dell’emotività, ce lo dice, più o meno trasparentemente, la scienza psicologica e l’arte…ma è altrettanto vero che l’inconscio ed emotività vivono perennemente nella vita individuale e collettiva e pertanto difficilmente controllabili…
Dunque, prima di analizzare specificamente il ruolo  pedagogico ed emancipativo  dell’arte, analizzerò innanzitutto il rapporto EMOZIONE-RAZIOCINIO.
Trascriverò stralci di una mia lettera- analisi del ’93 sul rapporto EMOZIONE-RAZIOCINIO, arricchendola di nuove riflessioni, sperando di rendere essenzialmente comprensibile a chiunque(abbia curiosità intelligente) di come il CONSCIO penetri e sondi l’INCONSCIO ed EMOTIVITA’ per educare, indirizzare, risolvere le più diverse situazioni emotive, anche le più traumatiche della vita…

1° premessa.
“…i  processi cognitivi razionali hanno una struttura, che va dal semplice al complesso. Ad esempio la matematica: quando eri cucciolo distinguevi le quantità tra maggiori e minori, poi hai cominciato a far di conto con l’aritmetica, successivamente hai imparato l’algebra, ecc. Tu sai però che l’algebra senza l’aritmetica di base non si può comprendere; ciò vale, per analogia, anche per i significati delle parole;per le funzioni motorie ed operative; ecc.
Per i PROCESSI AFFETTIVI(EMOZIONALI E SENTIMENTALI) invece, da quanto accertato scientificamente, non esiste nessuna struttura. La parte del cervello emozionale-irrazionale è situata nella paleocorteccia: cioè il vecchio cervello istintivo. Ciò significa che le emozioni attivate, si esprimono più o meno intensamente a seconda dell’emotività innata dell’individuo(come vedremo, modificabile con l’educazione): non a caso hai ereditato da me una sensibilità emotiva, come l’essere particolarmente permaloso(…). Non avendo struttura, in teoria, queste emozioni possono andare allo sbando, con reazioni persino inaspettate ed anche turpi(uccisioni crudeli apparentemente immotivate; psicopatici che macellavano persone sentendo musica classica, come fecero taluni nazisti; ecc.)
2° premessa.
Qualsiasi animale, nella sua vita è costantemente sollecitato da STIMOLI ai quali dare adeguate RISPOSTE o REAZIONI. Gli stimoli possono essere ORGANICI-INTERNI: la fame, il desiderio sessuale, ecc.; o AMBIENTALI-ESTERNI: cioè provengono dall’ambiente ed essere decodificati dai sensi e dalla percezione, come ad esempio la presenza di un predatore o di una preda, a seconda se l’animale è cacciato o cacciatore…Gli animali più intelligenti sono generalmente i predatori mammiferi, rispetto, ad esempio ai mammiferi erbivori che, per mangiare non hanno bisogno di strategie complesse da elaborare mentalmente. Ne consegue che i predatori riescono, individualmente o collettivamente, a controllare meglio i loro STIMOLI, poiché elaborano una strategia di caccia che va ben oltre la propria capacità istintiva innata(o memoria biologica); perché se seguissero lo stimolo immediato, come la fame, potrebbero far fallire la loro strategia di risposta, fatta d’attesa…
L’uomo, ovviamente, è l’animale che può meglio controllare lo STIMOLO, addirittura i MOLTEPLICI STIMOLI che provengono dalla società e dai suoi segni e linguaggi…
Da ciò puoi facilmente dedurre che l’uomo, ricevendo molteplici stimoli, naturali e sociali, può elaborare una riflessione complessa(che è una serie ulteriore di  AUTOSTIMOLI,STIMOLI INTERIORI MENTALI, dati dal sapere e memoria acquisiti socialmente) che gli fa decidere quale RISPOSTA adeguata dare alla situazione (…).
IN SINTESI. L’uomo con la sua esperienza-sapere, credenze morali ed etiche, può CONTROLLARE gli STIMOLI ed al meglio EDUCARE-INDIRIZZARE le sue EMOZIONI-SENTIMENTI-ISTINTI, cioè l’IRRAZIONALITA’ SENZA STRUTTURA di cui ho scritto sopra.Questo CONTROLLO, AUTOSTIMOLAZIONE, indirizzo educativo delle emozioni, avviene dunque, perché la STRUTTURA ORGANIZZATA dei PROCESSI COGNITIVI, CONTROLLANDO lo STIMOLO, CONTROLLA, ATTENUA, INDIRIZZA SUCCESSIVAMENTE, secondo la propria cultura sociale, i processi (senza struttura) affettivi e sentimentali e dunque la risposta.
Pertanto, ad esempio, un individuo o collettivo umano emancipato all’amore verso gli altri e per i loro interessi UNIVERSALI (a dei valori morali ed etici di libertà) si adopererà inconsciamente ad emozionarsi, appassionarsi per sentimenti che solidarizzano, liberano l’oppresso, l’emarginato, contro le ingiustizie e le menzogne; mentre le passioni negative e turpi tendono alla sola soddisfazione dei propri istinti e piaceri egoistici, fregandosene di tutti e di tutto…(…).
Dunque il rapporto RAZIOCINIO-EMOZIONE è un’unità dialettica che si può sì distinguere e differenziare per analizzare le due categorie, ma queste non si possono scindere nella realtà concreta, in quanto interagiscono costantemente. Infatti, esiste perennemente una dialettica di EMOZIONE-RAZIOCINANTE, come di un RAZIOCINIO-EMOZIONANTE.
(…).   ESEMPI CONCRETI.  
Ho avuto modo di verificare e sperimentare sul piano personale molti aspetti del rapporto emozione-raziocinio. Ho imparato, ad esempio, ad arrabbiarmi automaticamente a seconda dei valori acquisiti nella vita, quindi a gerarchizzare le arrabbiature. Se perdo al gioco, ad esempio, la mia rabbia è  contenuta, a volte inesistente(dipende dal tipo di gioco: se è di squadra o individuale, soltanto mentale o motorio mentale…);a seconda come perdo(senza impegno mio o dei miei compagni), con chi perdo. Inoltre, bisognerebbe imparare anche a vincere, senza far pesare l’umiliazione della sconfitta all’avversario…
Pertanto, nel gioco mi posso arrabbiare se non vi è lo spirito agonistico giusto(non cattivo), e a volte mi capita di eccedere emotivamente perché non ho controllato lo stimolo a monte.Mi spiego.Nella mia esperienza coatta, mi son trovato a competere nel gioco con taluni individui arroganti, che pur di vincere ed avere la supremazia sugli altri, usavano tutti i mezzi illeciti, e disonesti e non vi era possibilità alcuna di modificare la loro cultura di prepotenza. Ebbene,o smettevo di giocare definitivamente(in quelle situazioni il gioco è un grande sfogo di tensioni psicologiche…), oppure giocare, ma controllare adeguatamente le mie reazioni senza eccedere emotivamente. Come fare? Mi concentravo, prima della partita, col sistema ideo-psico-motorio, dicendomi che ad una prevaricazione dovevo reagire con calma-fermezza senza alzare la voce, ma neppure con servilismo, sostenendo la tesi più onesta e giusta. Con mio grande stupore, mi accorsi che il metodo funzionava! Smetteva di funzionare, quando rilassato o pigro, non usavo il sistema ideo-psico-motorio, con conseguenti tensioni che sfioravano violenze incontrollate…
Questo avviene in sostanza perché si RAZIONALIZZA e rappresenta mentalmente ciò che potrebbe avvenire se ci si lasciasse trascinare, coinvolgere dalle emozioni indesiderate: ecco che allora si decide a monte, di controllare GLI STIMOLI, DECIDENDO QUALI RISPOSTE dare e senza che SI ENTRI A VIVERE NELL’EMOZIONE INDESIDERATA, dalla quale poi è IMPOSSIBILE uscire immediatamente( come invece, ad esempio, quando si discorre tranquillamente di un argomento, passando ad un altro: dalla politica ad un problema familiare…).
Ciò non è per nulla semplice, ma vi assicuro che con un costante allenamento alla concentrazione si diviene padroni delle emozioni indesiderate.
Questo primo esempio emotivo di arrabbiatura controllata e indirizzata, ha ovviamente una valenza di intensità molto diversa da una emozione, quale ad esempio,  il DOLORE, la perdita di un affetto importante( la sua  morte), dalla quale (emozione) è difficilissimo separarsi, e talvolta sino al grado di lasciarsi morire. Sono le emozioni che ti tormentano e  che non riesci a eludere: puoi soffrire in silenzio, oppure urlando, ma esse dominano i nostri pensieri e raziocinio. Esse si attenuano soltanto dopo lungo e tormentato tempo… Quanto si possono controllare- indirizzare, emozioni così intense e soprattutto durature?
Anche in questa situazione una risposta positiva e risolutiva esiste, ma ovviamente i tempi risolutivi sono diversi e connessi all’intensità emotiva ed al grado di reattività culturale dell’individuo.
2) Mi spiego. Non si può ovviamente eliminare un’emozione duratura quale il DOLORE per la morte di un caro, ma si può ATTENUARLA ed INDIRIZZARLA, dandosi costantemente nuovi stimoli: AUTOSTIMOLANDOCI: ad esempio frequentare spesso gli amici importanti e darsi una ragione del fatto emotivo, entro le contraddizioni della vita universale; leggere libri che insegnino o aiutino a capire ed affrontare questi sentimenti; stimolando nuove emozioni e sentimenti(trascurati) per altre persone, mediante l’impegno sociale, educativo;la musica e l’arte in generale; giocare spesso, anche se ciò sembra un paradosso e un’ offesa all’emozione dolorosa, ma il fine è attenuarla per tornare a vivere…
Attenuando e rendendo questa emozione sopportabile, si RISOLVE NEL TEMPO la contraddizione della perdita, per ritrovare con maturità e saggezza altre contraddizioni nella vita quotidiana.”

3) Altro esempio del rapporto complesso emozione- raziocinio, di emozione relativamente duratura è quello dell’INNAMORAMENTO. E’ un argomento a me caro, al quale ho dedicato molte mie riflessioni, energie, verifiche, anche personali:piacevoli e dolorose…
Comincio col dare significato-senso a tale parola-concetto: io l’ho sostituito con il termine “amore percettivo idealizzato”: percettivo perché IMMEDIATO o immediatamente IDEALIZZATO. La percezione, come noto, è una SINTESI delle SENSAZIONI dei  CINQUE SENSI, perché li connette SIMULTANEAMENTE. Ad esempio, un individuo s’innamora a prima vista perché percettivamente vede un viso esteticamente bello, dolce, vede un corpo con una affascinante postura, sente una voce incantevole, sente un odore piacevole, ecc. In sostanza, non conosce ancora la persona di cui si è invaghito, ma ne è attratto inconsciamente…E’ un’attrazione, la quale tende ad IDEALIZZARE  PERCETTIVAMENTE la persona appena conosciuta.( Ci sono, ovviamente dei casi, in cui ci s’innamora improvvisamente dopo anni che ci si conosce, e sono spesso gli innamoramenti più ricchi…).
Non vi siete mai chiesti il perché ognuno idealizza percettivamente un partner diverso?
La risposta è: perché ognuno percepisce e idealizza diversamente a seconda della propria esperienza e cultura. Ma come si sa vi sono due direzioni opposte di cultura educativa:
una egoistica, individualistica-egocentrica…;l’altra basata sulla generosità,autonomia, sincerità onestà…
Se, come afferma giustamente il Vygotsky: il ‘conscio penetra l’inconscio’, la cultura egoistica o di contro generosa, influisce radicalmente sui sentimenti e dunque anche sull’innamoramento: sentimento cosiddetto “folle” e “cieco”, che si caratterizza per la sua generosità irrazionale… Ma qui, vi è la necessità di esempi concreti per comprendere l’innamoramento emancipativo  da quello involutivo.
Cominciamo da quello involutivo.Vi è l’esempio, nella canzone di De Andrè: “La ballata dell’amore cieco” o “La Vanitosa”, in cui si canta un’emozione dell’innamorato che sotto l’ordine dell’amata, assassina la madre ed infine si suicida; tutto ciò per paura di perderla…Ebbene, chi è tanto folle e cieco d’amore e di generosità (involutiva)di uccidere e suicidarsi per una vanità femminile? Colui o colei che a monte non ha maturità, educazione sentimentale emancipata! A conferma, vi sono molteplici esempi nella vita di conclusioni tragiche e negative per motivi d’amore: donne e uomini assassinati per gelosia, uomini e donne che si sono autodistrutti per amore...
Notare, che l’innamoramento involutivo si caratterizza per la possessività estrema, che non  rispetta la libertà e autonomia dell’altro, usando tutte le armi possibili: il ricatto, la molestia, la paura, insomma la violenza. Quella donna, quell’uomo deve essere a tutti i costi mia/mio!!! Oppure con il massimo di servilismo, subalternità, mancanza di autonomia come appunto canta la canzone di De Andrè…(Chi di voi non ha verificato nel corso della vita che l’amore possessivo e molesto ALLONTANA, anziché avvicinare i sentimenti di amore?!, al di là anche delle apparenze e scelte conseguite dello stare insieme comunque, fatte dal partner molestato, incapace di una reale autonomia?!…)
In sintesi. L’innamoramento involutivo non caratterizzandosi per valori emancipativi  percepisce” senza una struttura guidata e indirizzata culturalmente, divenendo perciò un sentimento pericoloso…
Questa forma di gelosia possessiva, è bene precisarlo, è figlia del feticcio della merce, dell’avidità del denaro e delle cose…in cui anche le persone e relativi sentimenti sono strumenti, cose, finalizzati alla propria ed egoistica felicità…
L’innamoramento evolutivo si caratterizza, invece, per la libertà e autonomia di scelta. Si “percepisce” un’attrazione irresistibile, irrazionale, ma guidata dalla cultura emancipativa, la quale domina i propri comportamenti senza ledere la libertà altrui. Mi spiego. Ci s’innamora di una donna, ma si rispetta la sua volontà e libertà personale, si rispetta un suo eventuale rifiuto senza molestarla, il che significa che la generosità espressa in cose o sentimenti non esige necessariamente un ricambio affettivo…
Ma ciò che è fondamentale è che l’innamoramento evolutivo può crescere in emancipazione: l’innamorarsi a 15anni ha valenza prevalentemente estetica; mentre l’innamorarsi nell’età matura è prevalentemente più ricco di percezione amorosa idealizzata (almeno dovrebbe): si percepisce con esperienza e maturità se la persona desiderata ha un sorriso ipocrita o sinceramente dolce, se la sua sensibilità è formale o reale, se ha una spontaneità non contorta dalla menzogna, se sa ancora arrossire per timidezze e sensibilità generose…ecc., in sostanza ci s’innamora con più maturità, benché l’elemento di “follia”e irrazionalità prevalga assolutamente!
A proposito di una crescita culturale percettiva, sono noti i dati della scienza psicologica: la quale sostiene la legge generale percettiva, che, come si impara culturalmente nuove cognizioni, s’impara culturalmente a percepire nuovi stimoli sociali consolidandoli e automatizzandoli concettualmente e comportalmente nel tempo; si che, anche l’innamoramento non può esimersi da questa  legge generale, di cui scriverò più dettagliatamente in seguito…
Come ho scritto sopra, l’innamoramento è una percezione idealizzata della persona di cui si è attratti, ma, con il matrimonio o la convivenza duratura esso scema e tende a morire. Infatti con la costante frequentazione quotidiana del partner, in cui vengono evidenziati non soltanto i pregi ma pure tutti i difetti, egoismi, manie, ecc.(nascoste o non viste nei bei momenti innamorati…), L’IDEALIZZAZIONE CHE CI SI ERA COSTRUITI CULTURALMENTE DI UN UOMO O DONNA, TENDE A MORIRE! Resta tuttavia un amore, ma privo dell’innamoramento, un amore definito più maturo, e non è poco!, in quanto si ama più razionalmente il partner(perché è un ottimo padre/madre o educatore, un ottimo amante, restano valori come la stima, sincerità , affetto, generosità, ecc., che sostengono e possono arricchire il rapporto, pur senza innamoramento…),ma tuttavia non si è più folli e ciechi per lui/lei, e dunque sono patetici (o ipocriti?) coloro che sostengono l’innamoramento eterno tra due sposati o conviventi, confondendo una parte dell’amore qual è l’innamoramento con l’amore coniugale o di convivenza…
UN INCISO
. E’ necessario smascherare il luogo comune che l’innamoramento è un sentimento per soli ragazzini o adolescenti e che, dopo il matrimonio o legame di convivenza, non sia possibile innamorarsi. A parte i molti esempi in letteratura e nella storia umana, è noto a molti(seppur nascosto) l’innamorarsi per un’altra persona che non sia il marito o la moglie. Ma ciò che bisogna rilevare è che questo sentimento è irrazionale e INCONSAPEVOLE;  e dunque pur non volendo si resta irretiti; non è un “tradimento” sentimentale voluto, come avviene per una passione sessuale, la quale si può dominare con la volontà e coscienza. Pertanto i giudizi di condanna morali ed etici di istituzioni quali quelle religiose e borghesi, per la salvaguardia della famiglia, sono inadeguati e ipocriti.
Qui non m’interessa riproporre l’antagonismo tra rapporti monogamici e poligamici (sebbene quest’ultimi, NATURALMENTE e inconsciamente, sempre prevarranno!…Esempi storici ed antropologici di società primitive e non, ne abbiamo, e sono esempi anche di alto valore morale ed etico…) in quanto determinate forme maschiliste poligamiche che conosciamo ed esistite, sono deteriori e più oppressive di taluni rapporti monogamici… Ognuno è libero di scegliere il rapporto che crede lo renda più felice o sereno…Ciò che voglio sottolineare invece è che i rapporti dominanti  (monogamici) come il matrimonio, si basano prevalentemente sulla costrizione,  paura e ricatto, sulla subalternità o possessività oppressiva sentimentale di uno dei partner, poiché prevale la cultura della persona ridotta a COSA da possedere e dominare, anziché PERSONA con la sua autonomia e sua capacità di scelta da considerare…
A conferma che l’innamoramento è un sentimento più ricco e bello dei “muri mentali”e pregiudizi costruiti in questi secoli dalle diverse istituzioni oppressive, consiglio i bellissimi films:”L’età dell’innocenza”di Martin Scorsese, storia di un innamoramento lacerante, impedito da pregiudizi psicologici e societari…; poi il film di Bernardo Bertolucci “L’Assedio”, nel quale si evidenzia un innamoramento EMANCIPATIVO, dimostrando che la realtà sociale e culturale emancipativa è senz’altro più ricca della cultura oppressiva istituzionale, la quale, appunto, si basa sul ricatto e paura della perdita di privilegi di proprietà, di perdita di affetti filiali e non, che la famiglia sussume, paura della condanna morale da parte della comunità, dello scandalo,ecc., che ci impedisce appunto di osare nuovi e veri momenti di felicità che superino i “muri mentali” o pregiudizi borghesi e religiosi interiorizzati inconsciamente…
 In sintesi. Anche questo terzo esempio di emozione duratura qual è l’innamoramento può essere superata nel tempo, ma come per il dolore di una perdita mortale, ha diversi gradi e qualità di tempo.
In sintesi e mi ripeto.Da una parte: l’innamorarsi involutivamente (come nell’esempio estremizzato della canzone di De Andrè “La Vanitosa”) può portare a soluzioni estreme, turpi ed autodistruttive, a non accettare un rifiuto, molestando, ricattando o usando tutti i mezzi oppressivi e illeciti per possedere una persona contro la sua volontà; mentre dall’altra: linnamorarsi evolutivamente, pur subendo un rifiuto, significa accettare con più intelligenza la sconfitta, o un/a rivale in amore (con maggior pregi e qualità), accettando dunque una competizione sociale  esistente, ma non necessariamente oppressiva…( sebbene una sconfitta amorosa è sempre dolorosa e più  duratura nel tempo, tanto più se la persona amata ha potenzialità emancipative).
Per il partner rifiutato, ma relativamente emancipato, vi saranno sempre nuove possibilità alternative e di ricerca affettive. Inoltre, vi è da considerare che se la persona di cui si è attratti non corrisponderà nel tempo alla  percezione idealizzata (ad esempio di un uomo/donna sinceri e spontanei) ci si disamorerà immediatamente, come ho avuto modo di verificare nelle mie esperienze…
L’innamoramento, dunque, è un sentimento che fa parte dell’amore, molto importante e bello, se ovviamente si è corrisposti; mentre può essere lacerante e doloroso se non corrisposti, addirittura un’ossessione autodistruttiva…Esso, tuttavia, può affievolirsi e annullarsi in due modi:
a)col matrimonio e la convivenza, come spiegato sopra, ed è senz’altro il sistema relativamente più rapido;
b)con una cultura emancipativa di autostimolazione di interessi sociali, che col tempo possono distrarre e affievolire questo sentimento (seppure con tempi più lunghi…); è questa stessa cultura emancipativa, che ci stimola a nuovi rapporti sociali, che ci spinge a nuove possibilità di innamoramenti più evoluti, che ci spinge a rompere e superare i pregiudizi, paure e “muri mentali” che le diverse istituzioni oppressive ci fanno interiorizzare sistematicamente…
Pertanto, l’innamoramento emancipativo è un sentimento rivoluzionario!
Ovviamente, io ho compendiato e cercato di interpretare la mia e altrui esperienza su questo delicato e affascinante argomento in modo molto essenziale, e non credo di esaurire con queste righe   l’argomento così complesso; credo tuttavia di avere tolto un po’ di veli ipocriti, e sono disponibile ad un confronto ulteriore con chiunque voglia leggere la realtà sociale senza integralismi ideologici…
4)Infine, come ultimo esempio, del rapporto emozione(sentimento)-raziocinio prendo in considerazione i sentimenti per eccellenza: ODIO e AMORE.
Già ho accennato, all’inizio del testo, come si può guidare con la cultura questi sentimenti, ma mi sembra doveroso un ulteriore e ultimo approfondimento.
L’educazione è senz’altro la base per guidare un individuo ad amare od odiare giustamente o ingiustamente i propri simili, in quanto sin da bambini si imita psicologicamente il mondo adulto, dato che la coscienza e la capacità interpretativa autonoma si va essenzialmente imparando dall’adolescenza in poi, con l’interazione sociale del mondo adulto. Quest’ultimo ci indirizzerà negativamente o positivamente a seconda dei valori dominanti della società…
Mi spiego. Se in una famiglia, o comunità, vigeranno valori involutivi di supremazia e  disprezzo  per comunità di minoranze ( di colore, religiose, etniche), è evidente che verrà fomentato sin dall’infanzia un odio per queste minoranze, alimentando pregiudizi e menzogne, quali la loro innata stupidità, sporcizia, pigrizia,ecc. E’ noto scientificamente, dalla genetica, dall’esperienza psicologica e sociale, ecc. che a pari  opportunità sociali, l’intelligenza, la creatività umana è un dono universale, pur riconoscendo diverse attitudini a diverse culture, sedimentate in generazioni e divenute per certi versi ereditarie…Se una comunità, svilupperà costantemente un’intelligenza prevalentemente intellettuale e progettuale, trascurando quella manuale e artigianale, è conseguente una maggior attitudine all’astrazione(con il limite, sovente, di carenza di esperienza pratica e spesso di mancanza di una verifica pratica e giustezza dell’astrazione). Se invece, ad esempio, vi è una comunità a cultura primitiva, sarà prevalente l’attitudine a  un’intelligenza percettiva, dei sensi e manuale, poco astratta, poco deduttiva e induttiva nel linguaggio(come spiego, nelle risposta n° 19, nel questionario redatto da me e che si trova in questo sito a nome delle biblioteche della Val di Scalve).
Il che vuol dire, che nello sviluppo delle generazioni, la ripetitività di pensieri e gesti foggeranno queste attitudini, facendole divenire ereditarie. Ma, è bene precisare che queste attitudini non si fossilizzano schematicamente, eternamente, poiché la  natura e la cultura possono ribaltarle: ad esempio, perché la madre o il padre portano diverse attitudini cromosomiche che interagiscono imprevedibilmente, e qui il caso è prevalente…; oppure perché determinate attitudini non sono stimolate socialmente e dunque tendono ad atrofizzarsi, sviluppandone altre…
In sostanza, la cultura indirizza, guida le nostre istintività, creandone di nuove socialmente, ma guida anche le nostre emozioni e sentimenti. Se ad esempio, un individuo ha attitudini innate al nervosismo, all’emotività, o alla cosiddetta “freddezza emotiva”, ecc., ciò non significa che queste attitudini non possano essere guidate, indirizzate culturalmente…
In sintesi. Io posso, appunto, odiare razzisticamente un nero, un giallo, un rosso, una religione una etnia diversa  dalla mia, ma posso di contro odiare giustamente la crudeltà della tortura, l’oppressione prepotente verso l’indifeso e più debole…Ecco che il luogo comune del sentimento dell’odio, sempre da aborrire, non corrisponde al vero e al giusto.( Ciò vale per analogia, per la violenza: chi non riconosce e legittima, in casi estremi, la difesa personale per la propria sopravvivenza con l’omicidio di individui crudeli?; chi non sa riconoscere una violenza oppressiva e gratutita da una violenza di difesa dei propri valori individuali e di libertà?, sebbene coloro che si difendono non amino la violenza?…).
Se analizziamo, all’opposto, il sentimento dell’amore, abbiamo anche qui due sensi di interpretazione opposti.
Quello involutivo dell’amore egoistico ed egocentrico, che tende a soddisfare senza responsabilità ogni istinto e piacere, a prendere soltanto, alimentando il vizio. In sostanza amiamo noi stessi e usiamo gli altri come strumenti e cose per le nostre egoistiche finalità, con parole e affetti ipocriti e appiccicosi…indifferenti a qualsiasi problema sociale, sino al grado di accettare qualsiasi convenzione istituzionale, purché non ci complichi la vita quotidiana…
Il fatto è che questo amore egocentrico viene confuso con la felicità: si confonde il piacere di soddisfare quotidianamente i propri desideri , sensi (anche legittimi), vizi,  con la felicità.
Di contro, l’amore evolutivo, si basa sulla generosità, sull’altruismo, nel dare prima di tutto, e sa trovare la felicità duratura nel far felici gli altri tutti, costruendo anche la propria.
(E’ bene precisare, che guidare, indirizzare le emozioni e sentimenti non significa soffocarli o reprimerli: coloro che hanno innatamente o ereditariamente più emotività, possono esprimerla senza remore o inibizioni; si tratta di capire soltanto se questa diviene motrice sociale di amore emancipativo, oppure di vizi deleteri, sempre più emergenti ed in espansione…).
E’ luogo comune pensare che gli affetti si acquisiscano col ricatto, col denaro, con la forza, nonostante gli esempi diffusi di monito che la storia ci dà... Col denaro e la forza si può avere il ‘rispetto’ basato sulla paura e soggezione, si può ottenere il servilismo e subalternità, ma non il rispetto e stima che costruisce e alimenta l’amore emancipato ed autonomo!…
I potenti, oppressori e despoti di vario grado, MAI, sono amati disinteressatamente e con autonomia!
Essi seminano imposizioni e amore servilista, mai persuasioni e amore emancipato, e pertanto raccolgono ciò che hanno seminato... Di esempi storici ne abbiamo a iosa.
L’amore evolutivo, dando disinteressatamente, raccoglie affetti disinteressati,  veri e liberi!
E’ un piacere di felicità sentirsi crescere l’amore intorno a sé, perché si dà: cresce l’autostima perché ci si sente utili e veramente parte importante per qualcuno e per la comunità…
Purtroppo, in questo mondo di egoismi alimentati dal consumismo, di sovrastimolazioni idiote che FRAMMENTANO la nostra intelligenza facendole perdere l’insieme, la capacità di sintesi,ecc., si sta perdendo il senso fondamentale della vita, la pietra filosofale, che è la felicità dell’emancipazione!, alla cui base sta l’amore per gli altri, per la natura, per un sapere sociale che arricchisce con la memoria e l’esperienza, irridendo persino le grinze e gli anni che avanzano…
E’ ovvio che dare amore ad egoisti ed egocentrici, avremo riscontri opposti…a meno che abbiamo spirito missionario da perdere. (…)

Pèpe. Ottobre, 2000