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"CERCO RAGIONI E MOTIVI DI QUESTA VITA..."
di Giuseppe Bonicelli (spazio autogestito, saranno pubblicate eventuali repliche; inviare una mail a spazioaperto@scalve.com specificando in "oggetto" l'argomento)

Sogni e speranze per una società emancipata …       >> parte 1       >> parte 2      >>  la videointervista
 

Non cerchiamo l'isola che non c'è - Videointervista a Schilpario

 

" Ecce homo e altri scritti autobiografici" di Friedrich Nietzsche (1844-1900)

 

INCONSCIO CONFLITTUALE,  RIMOZIONI E ALIENAZIONI

VIZI ED OMOLOGAZIONE NELLA SOCIETA’
CAPITALISTICA-CONSUMISTICA

LE DUE RELIGIOSITA'
CATTOLICHE

 

ARTE COME EDUCAZIONE A SENTIMENTI ED EMOZIONI

VALORI E DISVALORI parte I

VALORI E DISVALORI parte II

VALORI E DISVALORI parte III

 

QUESTIONARIO POSTO DALLE BIBLIOTECHE DELLA VALLE NEL '99-2000

 

INCONSCIO CONFLITTUALE,  RIMOZIONI,  MENZOGNE E ALIENAZIONI
Frammenti di  analisi di una società che distrugge l’autonomia per l’emancipazione.

 Per caso mi sono ritrovato in mano un vecchio testo di Erich Fromm “ Marx e Freud “Oltre le catene dell’illusione”, scritto nel 1962, edito da “Il Saggiatore”. Avevo già letto e studiato dell’autore “L’arte di Amare” e “Avere o Essere?”  e devo molto a questo autore che potrei definire un marxista sociale, un cattolico eclettico, che al di là di taluni limiti (ad esempio mancanza sistematica e articolata di proposta e soluzione teorica dei problemi sollevati) apre le coscienze come pochi.
Ciò che più mi ha incuriosito è l’argomento sull’ “Inconscio individuale e Inconscio collettivo” comprendendo l’analisi del concetto di “Alienazione” di Marx.
Fromm, con questo testo, riesce a coniugare il rapporto di ALIENAZIONE INDIVIDUO-COLLETTIVO, ossia completare in parte il lavoro che Marx ed Engels non ebbero tempo di fare: la cosiddetta schematicamente “base economica” capitalistica che interagisce, incide e condiziona psicologicamente, coi suoi rapporti di proprietà, la vita di ogni individuo, il suo conscio e inconscio (qui si spiega il coinvolgimento e confronto tra Marx e Freud).
Stimolato da questi quesiti e confronti tra Marx e Freud ho trovato elementi di sintesi importanti da  rielaborare e approfondire per far comprendere come in questa epoca distruttiva del capitalismo, l’alienazione, l’inconscio rimosso, le menzogne che li supportano, sono fondamentali mezzi oppressivi per perpetuare  l’attuale vita capitalista che ci sta inesorabilmente portando all’estinzione come specie umana.

I PRINCIPALI  SIGNIFICATI E ASPETTI   DELL’INCONSCIO.

- INCONSCIO INFANTILE. Determinato dall’infanzia preverbale e presimbolica è difficile che emerga perché,  come scrive il neurofisiologo e membro didatta della società psicanalitica Mauro Mancia, è “un inconscio NON RIMOSSO preverbale e presimbolico (non cosciente), legato alle prime esperienze” di vita, traumatiche e non. Impossibilitate (queste esperienze) dall’essere elaborate dalla coscienza della parola, possiamo trascinarcele  caratterialmente per tutta la vita, se traumatiche, uscendone con psicoterapie o analisi...(analisi dei sogni, significanti e associazioni delle parole, transfert..).
Le difficoltà e le lacune della psicologia infantile si stanno piano piano colmando, ma restano resistenze oggettive di elaborazione psicologica (e mi ripeto) dentro i lati oscuri dell’inconscio infantile, conflittuale, delle paure determinate da vessazioni e mancanza di affettività che spesso non emergono coscientemente per tutta la vita. Da qui l’importanza di una nuova affettività genitoriale  educativa che il mondo adulto e la società  si deve dare; argomento che sto sviluppando altrove. Sono convinto che la psicologia dell’infanzia e la scienza preciseranno nell’andar del tempo la reale distinzione del rapporto natura-cultura o ereditarietà-comportamento appreso, dando un ruolo adeguato all’affettività educativa dell’adulto nei confronti dell’infanzia, contro le facili schematizzazioni dell’innatismo comportamentale che la cultura USA diffonde falsamente.
- INCONSCIO AUTOMATICO o APPRESO, NON CONFLITTUALE. Necessario per adeguarsi alla vita: motorio e concettuale. Esempi degli automatismi psicomotori appresi che non richiedono più la necessità di coscienza  o attenzione nel praticarli: guidare la macchina pensando o chiacchierando di musica o arte; scrivere a macchina concentrandosi sui concetti da scrivere; lavare i denti pensando ad altro e talvolta scordarsi di averlo fatto;ecc.
Esempi di automatismi concettuali appresi: stimolati da una discussione, la nostra mente richiama inconsciamente ragionamenti fatti in passato e riproposti nella discussione; preparare un discorso con appunti ed esprimerlo (dopo ore) elencando inconsciamente i punti salienti  senza consultare gli appunti scritti precedentemente.
Un inciso. E’ ormai risaputo che la  memoria è la sede dell’inconscio e pertanto non facciamo confusione tra inconscio e  il non saputo, mai vissuto( mai sperimentato e appreso e dunque mai inconscio).
Come dal titolo, l’inconscio automatico soprascritto non è conflittuale, anzi questi automatismi inconsci sono necessari per una evoluzione psicologica  che permette ad ognuno di noi di spostare più avanti, evolvere e talvolta rivoluzionare la nostra coscienza ed attenzione per altre e nuove elaborazioni teoriche e pratiche.
Nell’inconscio AUTOMATICO ci sono da comprendere aspetti importanti come quello motivazionale  e quello emotivo. Del rapporto EMOZIONE-RAZIOCINIO rimando ad un mio saggio (sul sito http://www.scalve.it “spazio libero e aperto”) di come si possono guidare ed educare le emozioni penetrando l’inconscio col conscio...di come le percezioni emotive si evolvono o involvono con la cultura ed educazione.
- INCONSCIO RIMOSSO CONSAPEVOLMENTE e CONFLITTUALE. Qui prima di addentrarmi a spiegare il suo significato  paradossale  devo spiegare il significato di RIMOZIONE.
“Nella concezione freudiana dell’inconscio, rimozione significa che la consapevolezza dell’impulso è stata repressa, ma non l’impulso stesso(..). Di fatto rimozione significa una distorsione della coscienza dell’uomo, non significa l’eliminazione degli impulsi proibiti (l’eliminazione, o il nascondere le paure o spiacevolezze.. Mia nota.). Tutto ciò vuol dire che le forze inconsce sono confinate e dirigono le azioni dell’uomo alle sue spalle.” (Fromm). Ma di seguito avrò modo di precisare meglio il significato di rimozione.
Questo argomento che Freud ha genialmente sviluppato (pur con le lacune che la psicologia moderna  ha rilevato…), riguarda l’ inconscio conflittuale che io voglio riprendere su taluni aspetti perché non d’accordo con l’autore(Fromm).

Tornando all’inconscio rimosso: esso è determinato da una INIZIALE RIMOZIONE CONSCIA che nell’andar del tempo diviene, appunto, INCONSCIA. A differenza dell’inconscio infantile che non ha coscienza della rimozione, l’inconscio adulto può coscientemente rimuovere e AUTOMATIZZARE  la rimozione rendendola nel tempo inconscia. Come scriveva Nietzsche
: “La memoria mi dice che ho fatto qualcosa. L’orgoglio mi dice che non l’ho fatto e la memoria si sottomette”.

Questo è uno degli argomenti  centrali che Fromm, secondo me,  non  affronta sino in fondo. Chi avrà modo di leggere il suo bellissimo testo, noterà una implicita giustificazione all’individuo portatore di vizi e difetti divenuti inconsci,  impossibilitato dalle resistenze inconsce  a sviscerare questi  vizi ed errori. L’autore scrive a pag.111-112:

“La coscienza dei componenti delle élite è un prodotto della loro esistenza sociale(..). A livello di coscienza sono onestamente convinti di essere animati da patriottismo per il proprio paese, dal senso del dovere, da principi morali e politici, ecc.(..) e, a livello di coscienza, i suoi componenti sono sinceri. Proprio
perché sono sinceri, e perché non sono consapevoli delle motivazioni reali che stanno dietro ai loro pensieri, per loro è difficile cambiare idea. Questa gente non è spinta  da strapotente avidità di potere, denaro e prestigio”.
Quando si parla di élite di potere, non si parla di un piccolo capitalista, un artigiano, ecc. avido di denaro e potere che non conosce i meccanismi generali del capitalismo globale; qui si parla di élite cosciente, che sa di affamare politicamente-economicamente milioni di persone, di complicità di ingiustizie e oppressioni a diverso grado, ma cosciente! So di esempi concreti: di aver edotto individui sulle loro responsabilità di sfruttamento economico e strumentalizzazione culturale, sulle loro rimozioni delle verità nascoste per interessi di prestigio personale ed economico. Notavo, nel tempo, il disagio cosciente di questi individui nell’evitare con me argomenti che rimandavano alle loro responsabilità individuali e collettive. Insomma, le loro rimozioni CONSCE, divenivano INCONSCE soltanto sino a che la presenza critica e cosciente di un individuo ricordava loro la verità! Essi evitavano,rimuovevano coscientemente certi argomenti e spostavano la discussione per altri. Questa è una delle discriminanti che mi differenzia dall’autore, perché implica la possibilità, più o meno, educativa di emancipazione e svelamento della menzogna.. Se non si affronta adeguatamente il problema della sincerità-menzogna, delle motivazioni delle rimozioni, non si avranno rimedi e proposte adeguate sociali, ma soltanto impotenza e rassegnazione.

Quando sopra scrivo dell’ “iniziale rimozione conscia” voglio dire che gli individui fanno una scelta consapevole per evitare, rifiutare, la contraddizione  “spiacevole” (data ad esempio dalla paura, da un trauma sociale-individuale, dalla convenienza..). In sostanza  se a tali individui si fa notare tale rimozione, essi la negheranno con resistenza, mentendo a se stessi e agli altri.
La MENZOGNA  ha un  ruolo fondamentale come mezzo e causa  per perpetuare la rimozione.
La nostra è una società impregnata dalla menzogna:  la parola è il segno per eccellenza per decodificare  il presente e il passato ( le esperienze delle precedenti generazioni), è il segno per progettare opere e comportamenti futuri della specie umana..; di contro è però anche il segno che può ingannare consapevolmente (con la menzogna)  la collettività e se stessi, in quanto con la parola si può dilazionare nel tempo i comportamenti che la verificano.

Ecco alcune facce della menzogna.
Dato per scontato che la menzogna è contrario di verità e che conosciamo il suo più quotidiano significato,  ecco di seguito altri aspetti meno approfonditi.
a) Ricostruire un evento in modo diverso e falso, tacendo i propri errori e i meriti dell’avversario, focalizzare aspetti marginali di un evento, trascurando e rimuovendo consapevolmente quelli più importanti ed essenziali, dire, in sostanza, mezze o parziali e secondarie verità.
b) Spostare l’attenzione degli interlocutori sugli errori altrui, nascondendo i propri. Attaccare per non essere attaccati!

c)  Ho avuto modo di verificare  i molti silenzi di intellettuali, filosofi, artisti ecc. che per il cheto vivere e per  vari opportunismi e convenienze,
non raccontano mai menzogne, ma tacciono e rimuovono molte verità!
d) La motivazione della menzogna non è sempre negativa e lesiva verso se stessi e gli altri: ad esempio talvolta si mente per proteggersi da individui di cui non si ha fiducia e per garantire la propria vita privata.

Quando sopra scrivo della rimozione conscia che diviene inconscia (automatica..) rimando al fatto che si mente a se stessi, cioè vige l’autoinganno. Ciò significa che se un individuo mente  a se stesso, ha disinvoltura inconscia  a mentire agli altri e  ciò implica nel tempo la mancanza di fiducia, la difficoltà di verifica della verità, il deterioramento dei rapporti sociali, la diffidenza, le paure, ecc.

Non credo vi sia bisogno di fare esempi di come mentiamo, seppure i gradi della menzogna siano differenti nei diversi ceti e classi sociali e individualmente.

Un inciso: 
che la menzogna sia oramai accettata e talvolta persino promossa ambiguamente come un pregio intellettuale è un fatto: riviste scientifiche autorevoli come “Mente e Cervello” (nel n°17 settembre-ottobre 2005),   scrivono:
Secondo uno studio del 2004 condotto da Richard Byrne e Nadia Corp dell’università di St Andrews in Scozia, il ricorso all’inganno da parte dei primati aumenta in funzione del volume neocorticale. I membri della specie con i cervelli più voluminosi sono i più inclini a ingannarsi a vicenda. Ovviamente la dimensione del cervello umano supera quella di tutti gli altri nella graduatoria basata sulle dimensioni del corpo.”
Qui siamo all’offesa della scienza paleoantropologica!
Che la furbizia e l’inganno siano aspetti necessari per la lotta  alla sopravvivenza tra predati e predatori è indubbio e necessario e che dunque il volume cerebrale aumentato sia anche una parte  conseguente della furbizia e inganno ci può stare, ma non si può dimenticare che l’intelligenza umana COSCIENTE deriva dalla creazione dei primi strumenti-protesi: dalla pietra litica all’imitazione gestuale, al linguaggio, sino  agli strumenti dei giorni nostri …

In sostanza la coscienza intelligente, che piaccia o meno, è generata dalla creazione dei primi strumenti e non dalla furbizia e,  seppure questo mondo sia dominato dall’intelligenza parziale di profittatori e furbi manipolatori, non vuol dire che la  genesi dell’COSCIENZA umana è data dall’intelligenza della furbizia, poiché abbiamo più intelligenze: istintiva,percettiva,emozionale e cognitiva...

L’autoinganno rimosso alimenta la resistenza (freudiana) a svelare ed affrontare le nostre contraddizioni, paure, traumi, lati più disonesti e talvolta turpi. Una resistenza talmente omologata incosciamente, che sta alimentando progressivamente le turbe psichiche, conflitti e  malattie mentali  nel mondo  materialmente ricco, a tal grado come scriveva Freud: “
che gran parte di quanto è reale dentro di noi non è conscio e che gran parte di quanto è conscio non è reale”.

Come scritto altrove: “la FIDUCIA è sinonimo di SINCERITÁ”: la fiducia nei propri simili si acquisisce con la sincerità e corrispondenza delle parole coi propri comportamenti…se non vi è sincerità-fiducia le relazioni sociali sono strumentali e oppressive e misere umanamente, alimentando diffidenze, paure, ricatti.. La vita cioè si caratterizza prevalentemente sui rapporti di forza e raramente sul dialogo condiviso ed emancipativo, di conseguenza si è deboli e servili coi forti e prepotenti coi deboli; ciò porta ad una estenuante lotta di darwinismo sociale in cui la paura, la menzogna, l’odio o rancore covato, la diffidenza, ecc. tendono inesorabilmente nel tempo a squilibri psicologici e mentali  a conferma delle statistiche di malessere sociale…

  Ciò che voglio ora evidenziare con degli esempi sono i perché e i come rimoviamo consciamente le nostre paure, le contrarietà, i traumi, sino a renderli inconsci.
1)
 Un perché importante della rimozione è emotivo: la PAURA. Essa ha diversi livelli: paura della morte, del dolore fisico, psicologico, ecc. Ciò che però attraversa tutta le società e individui è la paura del conflitto, o soltanto del contrasto: paura di essere esclusi dal gruppo o comunità, di perdere l’identità che ci escluda e ci metta in solitudine. Questa paura ci fa accettare  molti compromessi e luoghi comuni, molte menzogne: sappiamo, ad esempio, che uno mente, ma spesso stiamo zitti e acconsentiamo per non alterare il momento sociale (mentendo a noi stessi..), ad esempio a una cena tra amici. E’ evidente che questa paura perpetua un vivere sociale di sottomissione e pavido a diversi gradi di convenienze…
2)
 Un  perché della rimozione è razionale e cinico: per motivazioni economiche, per ambizione politica o di potere, ecc. Gli individui portatori di queste passioni negative, negano ovviamente tali vizi: odiano e hanno paura di coloro che li svelano, spostando le critiche o calunniando e ricattando i loro critici. In economia e in politica i portatori negativi sono la maggioranza. 
3)
 Un perché della rimozione è la “rigidità mentale”, i tabù, che portano alla famosa “resistenza”freudiana. Sono caratterizzati dalla paura soprascritta di perdita di identità, mancando di coraggio, della necessaria autonomia e sapere. Caratteristici sono tutte le forme di fondamentalismo sociale, difficilmente recuperabili a breve periodo. Tali individui e collettivi negano l’evidenza più oggettiva sostenendo le razionalità più contorte, sino al punto, come scriveva Freud: “che gran parte di quanto  è reale dentro di noi non è conscio e che gran parte di quanto è conscio non è reale”. Qui tralascio volutamente i tabù sessuali freudiani dove c’è già ampia letteratura.
4)
 Un perché della rimozione è data dai traumi, dalla disperazione, dall’ impotenza. Un tragico evento familiare, un trauma per delusione ecc. sono introiettati a tal punto, che vengono negati e rimossi con conseguenze negative psicologiche diverse.

COME avvengono le rimozioni? Sostanzialmente in due modi.
1)
      Con la “disattenzione selettiva”: di quello che non mi piace non ne parlo e dunque sposto i miei argomenti ed il mio agire su ciò che mi piace.
2)
      Con le cosiddette confabulazioni”. Per non affrontare la realtà o la verità ci si inventa delle altre (false) razionalizzazioni che giustifichino i comportamenti sbagliati, le fobie, le ossessioni,ecc. Ovviamente si mente a se stessi e agli altri.
Qui sono stato estremamente sintetico perché rimando al testo di Fromm  i molteplici ed efficaci esempi sui “perché” e sui “come” delle rimozioni.
La causa fondamentale che alimenta le molteplici rimozioni è essenzialmente la mancanza di educazione al dialogo condiviso per  l’ autonomia che le società di classe perpetuano. Come soprascritto, queste società classiste si basano sull’oppressione e dunque sulla distruzione dell’autonomia, che è foriera di ribellioni e talvolta di sovversioni emancipative. Di conseguenza si comprende  come la dipendenza comporti tossicodipendenze, paure, vizi, ossessioni e psicosi di vario genere ecc.    

 L’ALIENAZIONE!

E' un argomento che lascio per ultimo e per me è il più importante, seppure connesso necessariamente all'inconscio individuale-collettivo rimosso; di più è un argomento CAUSA delle paure, psicosi, rimozioni inconsce conflittuali soprascritte, delle scelte educative attuali basate sull'oppressione dell'uomo sull'uomo.
Comincio col significato marxista di ALIENAZIONE  o ESTRANEAZIONE:

 “E’ che il mondo, cioè la natura, le cose, gli altri, sono diventati estranei all’uomo com’egli lo è diventato a se stesso. L’uomo non sperimenta se stesso come SOGGETTO delle proprie azioni, cioè come una persona che ama, sente e pensa, ma sperimenta se stesso solo nelle COSE che ha creato(…).
E’ in contatto con se stesso solo abbandonandosi a prodotti della sua creazione”.

Quando è nata? Come si vive  concretamente questa estraniazione?
Quando l’uomo costruisce i primi strumenti per cacciare (pietra litica, ecc.),comincia ad avere coscienza del dominio sulla natura, di avere una conoscenza e un potere che si sviluppa inarrestabile, sino all’epoca attuale: dominare i cieli, modificare la natura di cui aveva in passato terrore, ecc. A prescindere dalla data storica precisa dell'inizio patologico dell'alienazione, vi è il fascino psicologico dell'identificazione dell'uomo con le COSE create da lui: del loro possesso…che induce all'avidità, all'invidia, e a tutti i vizi che conosciamo, sino al grado che con la creazione del denaro, fatta dalla classe dei mercanti, si giunge al vizio dell'avarizia, al feticcio del denaro contraddicendo persino il ruolo dello stesso denaro per la circolazione di merci…Questo aspetto deleterio è senz'altro quello che attraversa tutta l'evoluzione dell'uomo, sino al grado distruttivo che conosciamo oggi.
L'attuale moderna potenza della conoscenza e tecnologia non è quasi mai supportata storicamente dalla primordiale saggezza e cooperazione sociale necessaria per affrontare la natura ostile. Nel bel romanzo "Il cerchio Sacro"di Joan Darhr Lambert si descrive il vissuto evolutivo (da Lucy in poi) matriarcale di società primitive comunistiche, che hanno a che fare con i primi maschi prepotenti , violenti e viziosi che preannunciano i vizi e le passioni negative attuali.
Come si può intuire non vi è una data archeologica e antropologica certa e sicura dell’origine dell’oppressione dell’uomo sull’uomo, che rompe la primitiva cooperazione sociale necessaria per sopravvivere alla natura; ma probabilmente con la stanzialità (all’incirca 10.000 anni fa: sviluppo dell’agricoltura e allevamento)  e prime forme di proprietà privata che sviluppano forme organizzate sempre più sofisticate alla guerra (date da conoscenza e tecnologie  che la scienza evolve), progrediscono prevalentemente organizzazioni sociali sempre più oppressive e deleterie che anziché liberare l’uomo lo alienano.

Inciso.
Il problema non è fermare la scienza o la ricerca come stupidamente pensano il cardinale Ruini di turno, in quanto storicamente la scienza  e conoscenza non si fermano (anche quella capitalista finalizzata agli affari), ma è ripensare e il fare strumenti e cose per liberare l’uomo e non per sottometterlo…

Come viene a determinarsi l’alienazione.
1)
Un primo aspetto dell’alienazione è causato dalla Divisione Sociale del Lavoro (DSL).

(Qui prescindo da un approfondimento della divisione del lavoro intellettuale da quello manuale e relativa articolazione interna, del lavoro progettuale da quello esecutivo..)
La  DSL esiste da quando c’è l’uomo, ma diviene patologica con l’epoca capitalista.
(Marx ed Engels la ritennero, giustamente, utile e necessaria per lo sviluppo delle forze produttive e tecnologia, per liberare progressivamente( col socialismo) l’uomo da essa e dal lavoro salariato e per delegare progressivamente  il lavoro necessario  alle macchine (col comunismo); purtroppo sappiamo come furono letti e agiti male…)

Questa società, finalizzata al profitto, ha avuto sviluppi scientifici e psicologici enormi: ogni ora e giorno vi sono scoperte scientifiche che influenzano e influenzeranno la nostra vita; ogni ramo della scienza sviluppa altri rami e specializzazioni(moltiplicandole) di cui si fa fatica a conoscerne gli sviluppi. Esempi. Si pensi alle specializzazioni attuali: se faccio il dentista dovrò aggiornarmi alle nuove tecnologie; se faccio bene l’informatico dovrò continuamente aggiornarmi alla specializzazione dell’hardware e software; se faccio lo psicologo aggiornarmi al comparto di psicologia infantile, oppure adolescenziale, geriatrica, psicologia del lavoro ecc.; se faccio l’economista aggiornarmi ed adeguarmi alle nuove crisi e realtà economiche capitaliste; se faccio il politico, cercare di governare le contraddizioni di classe e culturali in aumento,  dovendo però fare i conti con i conflitti di interesse ed economici, conflitti sociali di malessere psicologico, che i politici non conoscono perché specializzati soltanto dalla parte politica ecc. Come è evidente ogni lavoro e professione (se vogliamo sia fatta bene)  prende oggigiorno inesorabilmente più tempo della nostra vita, TOGLIENDOCELO  per altri aspetti, ad esempio, al tempo di dedicare ad altri saperi, ai nostri affetti, alla famiglia, alle amicizie, ad un sapere sociale quotidiano.
In sostanza la DSL  CI FRAMMENTA LE MENTI! CI FA PERDERE LA SINTESI DELL’UOMO INTERO, ONNILATERALE! Abbiamo una società di intelligenze parziali, parcellizzate (anche alte), ma frammentate!, che fanno perdere la capacità di SINTESI e di senso della vita: la ricerca di un sapere globale e della  felicità.

(Un inciso: si sa che il sapere è infinito!, che MAI  sapremo tutto! Ma ciò non significa esasperare la parcellizzazione, essere analfabeti sociali, rifiutare la scienza sociale in divenire, sempre più disturbati psicologicamente per la “gioia economica” di psichiatri arrivisti…)

Dunque, se sembra normale sviluppare le proprie attitudini e propensioni ad un mestiere che ci piace, è fondamentale e irrinunciabile avere un sapere di base, il cosiddetto sapere generalista o “rinascimentale”: un  sapere di base filosofico, pedagogico, artistico (che comprenda un’educazione non soltanto estetica ma pure psicologica), psicologico e psicomotorio, storico, delle scienze, matematico, fisico, ecc. Il modello non è la scuola generalista primaria che più che educare alle relazioni umane di senso e motivazioni fa prevalere l’istruzione nozionistica di più materie,  modello che alimenta l’aridità e la riduzione dell’intelligenza;
il modello  è una società nuova che metta al centro l’uomo e non il profitto.

La DSL, come risaputo è anche la DIVISIONE SOCIALE DEL SAPERE E POTERE! Che questa società ha come fine oltre al profitto e le cose.

Divisione del sapere.
Sappiamo che vi sono sempre diversi gradi del sapere dentro le diverse sfere scientifiche e sociali. Ciò che bisogna aver chiaro è come questi saperi vengono usati e finalizzati: a) per formare e crescere, emancipare la comunità e qui la competizione è positiva perché porta la massima socializzazione, cooperazione del sapere-agire alla comunità (e qui siamo ancora all’utopia, oppure a casi rari.);

b) per perpetuare col proprio sapere, il proprio potere (a diversi gradi: il politico,l’impresario, il docente, il primario, il capo reparto, ecc.) e rendere dipendenti e servili i sottomessi a diversi gradi…E’ ovvio che questo sapere tende a mantenere, con la menzogna, in ignoranza la maggioranza della comunità ed è la chiave per perpetuare l’oppressione che conosciamo.

Divisione del potere
. Esempio. Posso essere un ingegnere fisico capace a capo di una struttura scientifica importante per una  comunità nazionale, ma se dipendo finanziariamente da un politico (incapace) che mi taglia i fondi, ecco che il mestiere della politica inefficiente prevale sul potere scientifico efficiente… Altro esempio. Un capo d’impresa che per capriccio, disinformato, ambizioso, licenzia un suo dirigente o operaio capace ed intelligente, ha potere contro la professionalità o la scienza e va, per ambizione,  anche contro i propri interessi.

In sintesi queste riduzioni a parti dell’individuo uccidono qualsiasi forma  di onnilateralità, autonomia o indipendenza, ogni individuo diviene parte di un ingranaggio (della forza cieca del mercato!) di cui la maggioranza degli oppressi non è consapevole, sino alla patologia (alienazione massima) descritta lucidamente da Marx ne “Il capitale”: l’operaio che diviene appendice della macchina la quale detta i tempi all’uomo e non viceversa.
Ecco cosa intendeva Marx per indipendenza o autonomia:
 “ Un essere si considera indipendente soltanto quando è padrone di sé, ed è padrone di sé soltanto quando è debitore a sé stesso della propria esistenza. Un uomo che vive della grazia altrui, si considera come un essere dipendente. Ma io vivo completamente della grazia altrui, quando sono debitore verso l’altro non soltanto del sostentamento della mia vita, ma anche quando questi ha oltre a ciò creato la mia vita, è la fonte della mia vita, e la mia vita ha necessariamente un tale fondamento fuori di sé, quando non è la mia propria creazione.”
Parole sagge e giuste che rimandano al concetto di “libertà”(vedi mio saggio sulla “Libertà” sito http://www.scalve.it “spazio libero e aperto”.), però sono contraddette dalla realtà  capitalista mercificata e marcescibile che tende a distruggere progressivamente ogni forma di indipendenza. Questa produzione di vita alleva  individui  talmente egocentrici-egoisti che hanno la presunzione di essere coscienti delle scelte della loro vita, mentre come affermava Spinoza: “sono consci dei propri desideri, ma ignorano le cause che li provocano” perché ignorano  che“una motivazione inconscia costituisce la schiavitù dell’uomo”. Marx conoscitore di Spinoza arricchisce la citazione scrivendo: “Non è la coscienza degli uomini che determina la loro esistenza ma, al contrario, è la loro esistenza sociale che determina la loro coscienza”. E qui aggiungo che “l’esistenza sociale, la quale determina la ‘nostra’ coscienza” e che tutti ci aliena, è la forza cieca del mercato: della domanda e offerta che consciamente o inconsciamente ci rende oggetti ed estranei a noi stessi e agli altri. Di più: la nostra vita è talmente condizionata e ricattata  dal MERCATO che tendiamo inconsciamente e inesorabilmente a vivere l’amore, l’amicizia , le relazioni sociali in modo strumentale ed egoistico, come COSE da usare e CONSUMARE, senza empatia e furbescamente, seppure un individuo o donna non è conquistabile come  una birra o un gelato da consumare comprandolo, come insegna deleteriamente la pubblicità (associando una bellissima donna all’oggetto da consumare), tuttavia la motivazione prevalente che emerge è strumentalizzare le persone e consumarle, consumarle…illudendoci che questa sia la felicità. Ricordando Marx: l’oggetto diventa soggetto, il soggetto diventa oggetto!

2)Un secondo aspetto, più deleterio, è che si vive l’alienazione nei vizi, nelle passioni negative (come le chiama Spinoza) che ci rendono dipendenti dai sensi e istinti naturali e dai vizi mentali, trasformati in oppressioni di se stessi e di altri(qui rimando al mio scritto: “Vizi e omologazioni della società capitalista consumista” sito http://www.scalve.it “spazio libero e aperto”). Quando l’uomo non ha la capacità di “dominare la natura e la propria natura”(vizi o passioni negative) diviene  una PARTE, che lo rende   DIPENDENTE, SCHIAVO, ALIENATO. Già Marx nell’ “Ideologia Tedesca” aveva compreso (con Spinoza ) le passioni negative che frammentano l’individuo, e Fromm scrive: “ se l’uomo soddisfa una sola passione alienata, egli, come uomo totale, rimane insoddisfatto; è come si direbbe oggi, nevrotico, proprio perché diventa schiavo di una sola passione alienata e perde l’esperienza di sé come persona totale viva”.
Col primo aspetto che riguarda la divisione sociale del lavoro (DSL), vi è in comune(col secondo aspetto:vizi e passioni negative) la riduzione dell’individuo alla parzialità! La parcellizzazione del lavoro riduce l’intelligenza ad una parte specifica sino al grado di forme di “autismo” di mestiere o vizio per il lavoro. Alimenta così una dipendenza di personalità in quanto l’individuo-collettivo sentendosi parte di un ingranaggio più vasto che ignora, è in soggezione, affidandosi passivamente  alle gerarchie sociali e politiche.
Col secondo aspetto l’accento si sposta sulle passioni negative, sull’emotività-istintività più che sulla razionalità alienata: il vizio del bere, del gioco, del sesso, ecc. riduce l’intelligenza  emotiva-razionale ad una parte che prevale e rende dipendente l’uomo intero o onnilaterale.

Nel primo aspetto con la DSL, nel secondo aspetto con le passioni negative o vizi, vi è in COMUNE 
(e mi ripeto) la prevalenza della parzialità sulla personalità intera. I vizi che non sembrano avere nulla in comune con la parte della DSL sono invece determinati da una mancanza estrema e patologica della autonomia di personalità intera, non in grado di dominare la parte (dipendenza), che prevale. La mancanza di personalità onnilaterali determinano personalità frammentate, psicolabili, con paure e  traumi, ecc. che tendono a rifugiarsi in pseudo sicurezze: nel lavoro che sanno fare bene e dall’altra all’estremo del vizio che  illude di dimenticare i fallimenti personali: abbiamo così due facce della stessa parzialità:a) l’individuo capace ma ossessionato dal lavoro  e dalla sua specializzazione, ma omologato e riconosciuto dalla società del profitto(con fama e soldi), incapace però di relazioni sociali onnilaterali(famiglia trascurata,incapacità affettiva, ecc.: il classico individuo affermato, sicuro  di aver dato molto alla comunità...);b) l’individuo, che fallendo nella società arrivista si rifugia nel vizio, nella tossicodipendenza, ma condannato dalla società come un debole o debosciato.

 Riflettendo sul periodo storico che stiamo attraversando, le parzialità che ci frammentano le menti ci portano inconsapevolmente a comportamenti più deleteri: sto pensando ai fondamentalismi, ai fanatismi, agli integralismi, agli assolutismi in crescita esponenziale. E’ forse una forzatura  che  la divisione sociale del lavoro(DSL) capitalista, le passioni negative ecc. si riflettano  e producano

3)
un terzo aspetto, ossia una cultura-comportamento  di PARTE fondamentalista?

I fondamentalismi, come per i due aspetti sopraesposti hanno certamente in comune la PARZIALITA’: infatti un fondamentalista privilegia la sua visione del mondo, la sua PARTE assolutizzandola! Che sia un fanatismo religioso, politico, culturale associativo, di destra o sinistra ecc. oramai è accertato: è un difetto negativo trasversale, poiché lo caratterizza una forma educativa sbagliata all’origine.
Questo terzo ed ultimo aspetto si differenzia dai primi due per il fatto che si caratterizza prevalentemente per una PARTE IDEOLOGICA COLLETTIVA E ORGANIZZATA facente riferimento ad un gruppo culturale: etnia, associazione politica, religiosa ecc., e, pur vivendo individualmente, il fanatismo si identifica più astrattamente (ideologicamente) in un collettivo, in una comunità, rafforzandosi a tal punto da sfociare talvolta tragicamente nella barbarie della guerra, come la storia ci insegna…
Vi sono ovviamente diversi gradi di fanatismo-fondamentalismo.
Il fondamentalismo più ipocrita e subdolo è quello delle culture moderne capitaliste, che si sentono superiori soltanto perché hanno più ricchezza,  strumenti tecnici più avanzati che fanno pesare con la forza, il ricatto, la manipolazione, e non certo con il dialogo condiviso (la forza della ragione). La democrazia del diritto al profitto dello sfruttamento, salvaguarda economicamente con la ragione della forza e la manipolazione soltanto una piccola parte della specie umana, la più ricca materialmente…
Ciò che attraversa in questa epoca globalizzata tutte le culture umane investite dal capitalismo è per prima la PARTE economica del profitto, che come una filiera produttiva a monte si appropria e sfrutta il lavoro e ricchezza altrui (plusvalore), producendo cultura della merce e dell’avidità, ossia la PARTE ideologica imperante  di ogni comunità mondiale: religiosa, politica, e via via di ceti sociali differenti sino ad associazioni culturali, sportive,ecc. Provate infatti a pensare ad un governo teista o religioso, se  non tiene conto  del mercato e profitto delle proprie aziende nazionali entro la globalizzazione, che gli permettono di governare, manipolare ed opprimere i propri adepti…

 MAI si ha corrispondenza, nella società globalizzata capitalista, tra l’interesse particolare (la parte) con l’interesse generale (l’insieme) dell’umanità!

Ma capiamo i perché e il formarsi dei fondamentalismi
. La massima, “l’ambiente incide sulla psiche” rimanda all’IMITAZIONE  che sin dall’infanzia ci permette di integrarci nella comunità in cui viviamo, facendo nostri i valori dominanti di quella comunità, giusti o errati che siano. Se viviamo- imitiamo una comunità di disperazione come quella, ad esempio, palestinese non possiamo stupirci che i bambini giochino alla guerra e coltivino l’odio per gli israeliani, che gli espropriano la terra con la forza. Col tempo l’odio si autoalimenta e si generalizza al punto che non si differenziano più le diverse ragioni del popolo israeliano facendosi esplodere e uccidendo indistintamente bambini e persone che potrebbero persino condividere la causa palestinese. Dall’altra parte i coloni israeliani integralisti e l’esercito israeliano mandato a uccidere-terrorizzare indistintamente il popolo palestinese (bambini e donne) si caratterizza dello stesso fondamentalismo autoalimentandosi di un odio che non trova soluzione se non nella arroganza e crudeltà. Qui val la pena di ricordare un esempio di rimozione del fanatismo, che Fromm scrive nel suo testo a pag.105:

“..è quella in cui non viene rimosso il fatto ma il significato morale ed emotivo. In guerra per esempio, le atrocità commesse dalla propria parte costituiscono soltanto delle reazioni spiacevoli ma necessarie; per non parlare di tutti quelli che trovano diaboliche le azioni del nemico, e tuttavia trovano spiacevoli ma perfettamente giustificate le stesse azioni commesse dalla propria parte”.

Con questo esempio di Fromm, abbiamo la connessione evidente tra una RIMOZIONE INCONSCIA CONFLITTUALE COLLETTIVA con l'ALIENAZIONE e PARZIALITA' COLLETTIVA di una comunità o nazione.
Queste sono le estremizzazioni del fondamentalismo che spesso però nascondono i piccoli e medi fondamentalismi, razzismi, pregiudizi quotidiani delle comunità non in guerra.

Facciamo alcuni esempi concreti: la Chiesa Cattolica della CEI che osteggia politicamente la legalizzazione delle coppie di fatto eterosessuali, le coppie gay, basate sulla scelta libera e  dell’amore, per imporre, essa, la sua concezione della famiglia tradizionale. La presunzione di molti cattolici è quella di credere di essere i depositari del “bene”, di pensare che un ateo, ad esempio, sia una persona cinica senza sentimenti positivi e umanistici…  L’arroganza della Chiesa è di voler imporre la sua PARTE culturale a TUTTA la società riproducendo culturalmente un fondamentalismo che pretende di unire ma che invece divide la società. E’ la presunzione di imporre con la forza delle leggi la sua filosofia religiosa di parte.

Altro esempio: la cultura razzista sottile di certi ceti medi di sinistra che per paura (legittima!) di girare di sera le strade delle nostre città, stanno erigendo un muro contro gli immigrati,  che ideologicamente la Lega Nord e destre razziste hanno instillato lentamente (in questi ceti sociali), facendo dimenticare una cultura dell’integrazione e della libertà.  (“perché la tolleranza che non impone agli altri la propria visione del mondo, è l’unica condizione per la convivenza tra le diverse culture, ed esprime un valore più alto dell’amore del prossimo, perché questo si risolve in un gesto di accoglienza, che però non prevede l’accettazione incondizionata della visione del mondo di chi viene accolto”. Umberto Galimberti).

 
Gli interessi economici, i muri ideologici, l’identificazione di gruppo, comunità, nazione tende a negare l’identità di specie e dunque umanistica, alimentando le PARZIALITA’ e particolarità di interessi egoistici sociali di classe ed ideologici. Ma perché questi ceti di sinistra hanno cambiato e cambiano così radicalmente e repentinamente? Vedi esempi al tempo del fascismo e nazismo: la maggioranza di questi ceti piccoli borghesi di sinistra si schierarono velocemente con le dittature…

Una paura è di perdere i propri privilegi, che blocca la capacità della ragione ed ecco che allora l’ideologia viene smascherata dal comportamento reazionario; altra paura è quella di vedere in taluni momenti i rapporti di forza cambiare: girare le strade da soli di notte quando le “minoranze” divengono momentaneamente “maggioranze” non è certo vivere la propria città e anche questa paura blocca la ragione del perché della mancata e graduale integrazione degli immigrati; altra paura è quella di affrontare collettivamente,  partecipando ad una integrazione sociale e politica di diverse culture contrastando ed affrontando le culture razziste. Qui è la paura e mancanza di coraggio di costruire una autonomia sociale, di mettersi in discussione. A livello personale e collettivo siamo tutti bravi a dare la colpa agli altri: al governo, ai sindacati, ai partiti, all’amico, ai figli, ecc. E’ sempre più raro sentire un’autocritica supportata da un perdono…
Una motivazione importante dei cambiamenti repentini di questi ceti di sinistra, oltre le paure soprascritte, è spesso(e mi ripeto) l’identificazione del ruolo dato dalla DSL capitalista: essendo frammentati mentalmente e mancando di una reale  personalità intera e autonomia sociale è facile, ad esempio, adeguarsi mano a mano al pensare comune, IMITANDO IDEOLOGICAMENTE e comportamentalmente, in modo involutivo, il cosiddetto uomo comune…Provate inoltre a pensare, diverso esempio, al cambio di ruolo nella divisione sociale del lavoro: un operaio  di fabbrica che prova e diviene imprenditore o professionista autonomo: da sfruttato e dominato, con pochi privilegi, si trova nel tempo nella classe dei dominatori, con agevolazioni e privilegi economici e amministrativi che tendono inesorabilmente a cambiare l’ideologia di PARTE e la PERSONALITA’…
 Questi esempi di fondamentalismo piccolo e medio delle società privilegiate viene eluso e velato dai fondamentalismi più cruenti e crudeli del terrorismo di guerra in espansione, esso è ancora sotto controllo e contenuto mediante la distribuzione di ricchezza e privilegi delle società ricche materialmente, ma in una crisi epocale irreversibile come questa del capitalismo, non vi sono illusioni da coltivare e neppure, ad esempio, un borghese italiano,intelligente e colto come Prodi potrà lenire più di tanto i conflitti sociali che si stanno prospettando…
Credo di aver descritto sommariamente  cosa intendeva Carlo Marx per alienazione e che Fromm genialmente ha colto essenzialmente nel suo bellissimo testo.

Come sempre la realtà è più complessa e ricca delle nostre interpretazioni e pertanto ciò che scrivo non darà mai una interpretazione esaustiva  di essa e pertanto vi sono  sempre altri aspetti da scoprire.

Scritto e approfondito  essenzialmente il concetto di alienazione di Erich Fromm, autore stimolante, passo ad una critica all’autore, che sostanzialmente afferma deterministicamente
che la massima alienazione porterà oggettivamente alla liberazione dell’umanità dalle classi. Scrive Fromm:

“Quindi l’alienazione per Marx è la malattia dell’uomo(..).Non è una malattia nuova poiché ha necessariamente origine con l’inizio della divisione del lavoro cioè della civiltà che trascende la società primitiva(..).La malattia si può curare solo quando abbia raggiunto lo stadio più avanzato; solo l’uomo totalmente alienato può vincere l’alienazione: egli è costretto a vincerla in quanto non può vivere come uomo totalmente alienato e, al tempo stesso, restare sano. La risposta è nel socialismo.”
L’errore di fondo dell’autore si basa su un equivoco: poiché la DSL è necessaria (anche quella capitalista) per accelerare lo sviluppo della scienza e tecnologia e relative macchine che dovrebbero liberare l’uomo dal “ regno della necessità” (lavoro umano non ancora delegabile alle macchine) per portarci al  “regno della libertà”(comunismo marxista:ricchezza intesa come tempo liberato..), l’autore pensa erroneamente che il massimo sviluppo capitalista e alienante sia  passaggio necessario per liberare l’umanità dall’alienazione, non comprendendo  che la massima  alienazione è la MASSIMA DIPENDENZA  e frammentazione umana dai vizi, paure, nevrosi, psicosi, servilismi, ecc. L’autore dimentica che Marx affermava: “comunismo o barbarie!”: Non si giunge, dunque, oggettivamente al comunismo, anzi senza esagerazioni e rimozioni si sta precipitando verso la barbarie dell’estinzione umana.
Fromm inconsapevolmente cita Marx a pag. 51, 52 contraddicendo la sua affermazione di sopra:

“(..) A mano a mano che l’uomo civile si sviluppa, il regno delle necessità naturali si espande, perché si espandono i suoi bisogni, ma al tempo stesso si espandono le forze produttive che soddisfino questi bisogni. La libertà in questo campo può consistere soltanto in ciò che l’uomo socializzato, cioè i produttori associati, regolano razionalmente questo loro ricambio organico con la natura, lo portano sotto il loro comune controllo, invece di essere da esso dominati come da una forza cieca (Il MERCATO capitalista;mia nota); che essi eseguono il loro compito col minore possibile impiego di energia e nelle condizioni più adeguate alla loro natura umana e più degne di essa.
(Qui Marx fa riferimento inequivocabile al socialismo;mia nota)

Ma questo rimane sempre un regno della necessità: Al di là di esso comincia lo sviluppo delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà che tuttavia può fiorire soltanto sulle basi di quel regno della necessità”.

 
Se Marx non aveva ancora sviluppato le connessioni e articolazioni psico-sociali specifiche comportamentali tra società ed individuo, ha però ben chiaro che l’alienazione è una grave malattia per l’uomo e con questo testo Fromm genialmente  ne articola i punti essenziali confrontando Freud e Marx; tuttavia l’autore non è sufficientemente attento alla citazione suscritta  di Marx: che in sostanza vi è la necessità di un controllo socialista delle forze produttive e della DSL nel “regno della necessità” per far sì che l’alienazione non prevalga e renda l’uomo collettivo-individuale una parzialità opprimente e autodistruttiva come vediamo oggigiorno.

RIMEDI E PROPOSTE?

Fromm  critica argutamente i socialismi esistenti degli anni ’60, e immagina un socialismo marxista veramente emancipativo e non certo rozzo,  lo stesso Marx scriveva a proposito del COMUNISMO ROZZO:
“..esso si mostra in duplice forma: anzitutto,il dominio della proprietà sulle cose è così grande ai suoi occhi che esso vuole annientare tutto ciò che non è atto ad essere posseduto da tutti come proprietà privata, vuole quindi prescindere violentemente dal talento, ecc.(..) l’attività degli operai non viene soppressa (dalle macchine e tecnologia.Mia nota) ma estesa a tutti gli uomini(..).Questo comunismo, in quanto nega ovunque la personalità dell’uomo, non è proprio altro che l’espressione conseguente della proprietà privata(..):L’invidia universale( verso i borghesi, mia nota), che si trasforma in una forza, non è altro che la forma mascherata sotto cui si presenta l’avidità(..).Il comunista rozzo non è che il compimento di questa invidia e di questo livellamento partendo dalla rappresentazione minima. Egli ha una misura determinata e limitata.(..). La comunità non è altro che una comunità del lavoro e l’uguaglianza del salario (senza cultura e bisogni di felicità.. mia nota), il quale viene pagato , dal capitale comune, dalla comunità in veste di capitalista generale(..)”
Qui nei suoi manoscritti filosofici Marx preconizza inconsapevolmente i socialismi reali (rozzi) che abbiamo conosciuto, che pur riducendo in parte le differenze economiche (dividendo la povertà…), non affrontano il problema della cultura emancipativa e dell’educazione all’ “essere”contro la cultura  dell’ “avere”, riproducendo la mentalità capitalista e suoi vizi e alienazioni più deteriori sino, a fare scomparire e sconfiggere i socialismi (rozzi)  conosciuti.
 Ma tornando a Fromm, leggendo i suoi stimolanti scritti, non troviamo che generiche  proposte di socialismo, ma nessun approfondimento o progetto nuovo e articolato in proposito. Egli, resta un  grande intellettuale che però non si mette in discussione politicamente( lo ammette onestamente nelle pagine iniziali del suo testo) lasciando un grande vuoto di prospettiva  nei suoi lettori.
Per quanto mi riguarda, dopo questa mia analisi sommaria del testo di Fromm, mi impegno per un prossimo scritto (in formazione) di tracciare almeno alcune linee generali di proposte e rimedi per combattere e tentare di risolvere l’alienazione devastante che la globalizzazione capitalista ci impone con la forza, soprattutto con la manipolazione del pensiero unico capitalista…per una prospettiva educativa globale che metta al centro l’uomo e la natura di cui è PARTE…

Pepe
dicembre 2005

+++ genialmente ne articola i punti essenziali confrontando Freud e Marx; tuttavia l’autore non è sufficientemente attento  alla citazione, appena scritta, di Marx: che in sostanza vi è necessità di un controllo socialista delle forze produttive e della DSL nel “regno della necessità” per far sì che l’alienazione  non prevalga e renda l’uomo collettivo-individuale una parzialità opprimente e autodistruttiva come vediamo oggigiorno.

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