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"CERCO RAGIONI E MOTIVI DI QUESTA VITA..."
di Giuseppe Bonicelli (spazio autogestito, saranno pubblicate eventuali repliche; inviare una mail a spazioaperto@scalve.com specificando in "oggetto" l'argomento)

Sogni e speranze per una società emancipata …       >> parte 1       >> parte 2      >>  la videointervista
 

Non cerchiamo l'isola che non c'è - Videointervista a Schilpario

 

" Ecce homo e altri scritti autobiografici" di Friedrich Nietzsche (1844-1900)

 

INCONSCIO CONFLITTUALE,  RIMOZIONI E ALIENAZIONI

VIZI ED OMOLOGAZIONE NELLA SOCIETA’
CAPITALISTICA-CONSUMISTICA

LE DUE RELIGIOSITA'
CATTOLICHE

 

ARTE COME EDUCAZIONE A SENTIMENTI ED EMOZIONI

VALORI E DISVALORI parte I

VALORI E DISVALORI parte II

VALORI E DISVALORI parte III

 

QUESTIONARIO POSTO DALLE BIBLIOTECHE DELLA VALLE NEL '99-2000

 

Grazie ad Annalisa che mi ha stimolato ad approfondire la parola-concetto più bella e          affascinante che l’uomo può vivere, ma che i più non hanno ancora essenzialmente compreso…
Quante guerre e lotte per l’emancipazione, ma pure quanti genocidi si sono perpetrati per la “Libertà”, parola così usata e abusata…

                                                LIBERTA’

In un mio precedente scritto :“Vizi e omologazioni della società capitalistica e consumistica”(www.scalve.it, in ‘Spazio aperto’:’Cerco ragioni e motivi di questa vita’…) ne do una definizione molto sintetica, ma già molto profonda ed efficace.
Libertà-emancipazione, nell’accezione marxista significano:”DOMINIO SULLA NATURA E SULLA PROPRIA NATURA”.
‘Dominio’ nel senso di conoscenza e rispetto per la natura in cui viviamo e ne siamo(soltanto) parte. Pertanto, se dominiamo e usiamo la natura non vuol dire deturparla, bensì usarla e far sì che si riproduca prosperosamente e vitale…Ma, l’aspetto più importante del significato di ‘libertà’ da analizzare è: “Dominio(..)sulla propria natura, sui propri sensi, istinti e comportamenti(..).
Significa dominare e contenere le potenzialità del vizio ed essere veri uomini-donne, che hanno coscienza di decidere e comprendere che la giusta libertà non è l’arbitrio e l’egocentrismo di soddisfare il piacere del vizio, bensì la responsabilità, l’autodisciplina e comprensione di quando il piacere può tramutarsi in vizio che ci rende schiavi e dunque usare questo piacere(non negarlo!) con la consapevolezza di non ledere la nostra e altrui libertà.(…).”

Con la citazione sommaria di sopra si ha in estrema sintesi che: dominando i propri istinti-sensi, i comportamenti sociali-collettivi che ne conseguono, implicitamente si autoregolano, si autodisciplinano: dominando gli istinti-sensi personali si dovrebbe dominare il rapporto e relazione con gli altri…Ma vediamo di articolare ed approfondire questo argomento che ha portato a molteplici interpretazioni, con i risultati storici (i più, catastrofici) che sommariamente conosciamo…

Un inciso. L’uomo è l’animale sociale per eccellenza che ovviamente lo contraddistingue dalle altre specie animali per la coscienza. Ai primordi, l’uomo si caratterizza storicamente come specie animale cosciente,  cooperativa e generosa (vedi le società primitive di cui scrivo nel doc.sopracitato),  che lo ha portato a sviluppare un’ intelligenza che ha prevalso nel tempo sulle altre specie; se poi questa coscienza si è, con le società di classi, via via, indirizzata storicamente nel senso oppressivo e autodistruttivo non è argomento ora da approfondire…

Se si è padroni dei propri sensi e  dei  desideri che ci richiamano incessantemente durante la vita, anche le relazioni sociali si vanno a regolare nel rispetto delle esigenze e libertà altrui. Faccio un esempio molto efficace. Un uomo desidera sessualmente una donna, ecco che fa le sue avance palesemente, ma questa rifiuta categoricamente. Se l’uomo è dominato dai sensi e vizi sessuali, insisterà con le sue avance sino alla molestia, ed estremizzando sino alla possibilità dello stupro; viceversa se sa dominare i propri istinti rinuncerà a molestare la donna e si dimostrerà rispettoso         della libertà altrui. Altro esempio: un individuo vive il vizio sociale dell‘ ambizione personale, anteponendo questa a qualsiasi confronto per l’interesse generale; facendo prevalere la sua esperienza e sapere egli socializzerà soltanto la parte di sapere che perpetuerà la sua ambizione e ipocrisia personale, impedendo la crescita e la capacità di critica individuale e collettiva;il che significa ledere la libertà altrui. Il secondo esempio di lesa libertà è senz’altro più difficile da capire e condannare, perché più sottile e psicologico del primo. Altri esempi si potrebbero fare: come quelli dell’autolesionismo (alcolisti,drogati,ecc.) che ledono soltanto la propria persona e personalità, ma che impediscono di vivere la libertà… 
Ultimo esempio. Ho avuto modo di discutere con una donna sull’emancipazione femminile. Ebbene, ella affermava che le donne sono più emancipate che in passato, più libere di scegliere, ecc.Ma è vero?!? A prescindere dalle vigenti società maschiliste che non sono state completamente   impregnate dal progresso economico consumista e capitalista, e riducendoci alle metropoli tecnologicamente più sviluppate, si può affermare che le donne sono più libere?
Sempre più donne hanno incarichi di responsabilità (capi d’azienda, incarichi di responsabilità di lavoro e sociale…) e di decisione; sempre più esse hanno accesso a diversi ruoli sociali che sino a qualche decennio fa erano appannaggio soltanto dei maschi e pertanto appare palese la parità dei sessi nella società e dunque la conclusione che le donne ‘capaci’ sono più libere che in passato.
Ma chiediamoci, invece, se essere donne libere significa raggiungere i posti di comando dei maschi!? Anche i maschietti che decidono le sorti dell’umanità vivono la costrizione del MERCATO, sono servili e dipendenti da questo (Marx, argutamente, affermava che l’alienazione capitalista impregna non soltanto gli oppressi, ma pure gli oppressori, viziati dalle loro avidità, manie di grandezza e vizi vari di cui la letteratura è ricca di esempi..).Non è questa l’alienazione che ci sta progressivamente autodistruggendo come specie?! Allora, io rispondo, a quella donna, che se questo darwinismo sociale, di opprimerci consapevolmente, se questa complicità coi maschi nel fare del male all’umanità, si chiama libertà femminile, lascio trarre le conclusioni al lettore… E’ vero che le donne delle metropoli altamente tecnologizzate hanno più opportunità di scelta (non sempre e necessariamente oppressive), in quanto hanno più conoscenze e meno pregiudizi delle donne oppresse da culture maschiliste arretrate e possono scegliere  consapevolmente di ritagliarsi tempi/spazi più ampi e liberi (non dimentichiamo che lo stress è un nostro privilegio..), tuttavia è la logica e la cultura dominante del MERCATO-PROFITTO che le avvinghia inesorabilmente nella falsa libertà…
O saremo liberi tutti, o non lo sarà nessuno!  
Si può facilmente arguire da questi esempi, che, in quanto l’uomo è un essere sociale non può prescindere di influire, positivamente o negativamente, sulle libertà altrui. In sintesi la libertà individuale,”dominio sulla propria natura”, rimanda al concetto di libertà collettiva.
Rimanda al concetto di responsabilità (rispondere coscientemente delle proprie azioni alla collettività). Insomma, la vera libertà non centra nulla con l’arbitrio, l’oppressione, con la soddisfazione dei propri vizi e come affermava Kant :”che nessun uomo deve essere il mezzo che determina la fine di un altro uomo.Che tutti gli uomini sono un fine, e non un mezzo.”
Queste ultime righe richiamano il principio di UGUAGLIANZA e DIFFERENZA tra gli uomini, è un principio che connette necessariamente con il concetto di ‘libertà’. Qui è necessaria un’altra digressione: distinguere l’eguaglianza sociale dalla differenza sociale,che è come distinguere la collettività dall’ individualità, e in tempi di intolleranza e razzismi progressivi un approfondimento è doveroso.
UGUAGLIANZA. Chi non è d’accordo col concetto di eguaglianza nella differenza e differenza nell’eguaglianza?!? Il problema è di riportare le parole astratte alla realtà della vita concreta
Eguaglianza è vivere collettivamente aspetti comuni che attraversino tutti gli individui della specie umana: 1) la possibilità di avere tutti un’autonomia per un’alimentazione e sostentamento di base irrinunciabile; 2) una dimora dignitosa ed autonoma per sopravvivere alle intemperie della natura; 3) un’ educazione emancipativa (alla libertà!!!) senza oppressioni, che faccia emergere le potenzialità individuali a servizio della collettività e alla ricerca di una vita serena e soprattutto felice…In sintesi: uguaglianza nei bisogni primari e culturali (detti spirituali).
A me non sembra che questi aspetti comuni attraversino l’umanità, anzi risulta inequivocabilmente che la legge del profitto e plus-valore alimenti la miseria mondiale, la moria per fame di miliardi di persone…Quando sento dire che ‘il mondo è bello perché vario’, mi si accappona la pelle perché penso alle differenze che portano chi muore di fame…Questo ‘vario’ o differenza non dovrebbe esistere in una specie cosciente e intelligente in grado di dominare la natura e la propria natura. O no!!! Per chi volesse approfondire le ‘uguaglianze’ borghesi, ossia le ‘omologazioni’ borghesi attuali, lo rimando alla lettura del doc. sopracitato.
DIFFERENZA. La differenza sta implicitamente nelle individualità; da una parte, siamo sì tutti uguali   su base genetica (oramai la genetica ha argomenti scientifici inequivocabili, se si vogliono leggere): siamo tutti della specie umana, di cultura ed etnie diverse, ma della stessa specie e non esiste la specie dei neri, dei messicani,ecc.(soltanto razzisti, pseudo-scienziati, biodeterministi e interessati che perpetuano una informazione-formazione distorta e falsa sostengono ciò…).Dall’altra, ognuno ha la propria unicità: sono note le diverse attitudini ereditate familiarmente e per etnia e pure le unicità e genialità di taluni individui. Ad esempio,sappiamo che vi sono individui con attitudini spiccate alla matematica,oppure alle lettere,attitudini spiccatamente psico-motorie,alla musica o all’arte in generale,ecc. Ma sono attitudini che non possono prescindere da una intelligenza di base comune a tutta l’umanità e che  soltanto mediante lo stimolo dell’educazione  e cultura sociale vengono a svilupparsi,  dando opportunità intellettive infinite.
(Vi sono esempi storici di neonati allattati e allevati da animali, senza possibilità di sviluppo di linguaggio umano (vedi il bellissimo film storico “Il ragazzo selvaggio” di Francois Truffaut), che, superata l’età della adolescenza non hanno potuto recuperare le più importanti  facoltà del linguaggio e intelligenza umana, confutando appunto teorie biodeterministe e razziste,che tutto è schematicamente genetico…)
Queste differenze, esistono, eccome, e sono linfa vitale e motivazione di vita:”senza contraddizione (differenza) non c’è vita”, scriveva giustamente MaoTse Tung, ma non devono necessariamente essere usate per lucro o per opprimere e sopprimere i propri simili, come accade nelle società predominanti, ma possono invece essere usate per la crescita ed emancipazione umana…Ad esempio, se vi sono genialità in una sfera scientifica come nella chimica,oppure nella fisica, psicologia, ecc.,si dovranno chiedere(queste genialità) filosoficamente se la loro creatività è al servizio dell’umanità o soltanto del profitto autodistruttivo?! Questa loro genialità,differenza, può essere benissimo pensata senza fini di lucro e ambizione personale(abbiamo  esempi di volontariato di grande qualità professionale), bensì come ambizione sociale affinché l’umanità cresca indipendente e libera dalla logica di mercato…Ecco che la competizione,pur esistendo, si caratterizzerebbe per la corsa alla generosità e non all’egoismo…
In sintesi, la differenza, diversità, porta ricchezza e conoscenza, mentre è la differenza di classe, prodotta culturalmente dalle classi dominanti e oppressive che determina problemi di relazione sociale. Ad esempio il razzismo più estremo ha  risolto e vuol risolvere con l’eliminazione fisica le diversità etniche; come per analogia, le multinazionali alimentari con la loro avidità, stanno eliminando gradualmente biodiversità di sementi naturali, sostituendole sempre più con prodotti trangenici e di sintesi. Questi due tipi di interventi, tendono oggettivamente all’autodistruzione della società umana e naturale, seppure la scienza-genetica in sviluppo dimostra progressivamente la necessità e ricchezza storica –naturale della differenza e diversità sociale…
L’attuale società, con la divisione del lavoro e del sapere in classi, fomenta oggettivamente e soggettivamente molteplici e involutive differenze e razzismi: verso il colore, le etnie, le religioni, le donne, i bambini ecc.; per secoli le classi dominanti ci hanno illuso e ci illudono che con la loro falsa democrazia  si possano garantire i DIRITTI per i più deboli e oppressi. Il diritto inteso col  significato di legge, come imposizione, che, se violata, si incorre in una punizione!…Il concetto di libertà borghese  si basa sul diritto, sulle leggi dello sfruttamento e dunque della forza e paura, ma pure deve formalizzare, nelle società più ricche e avanzate tecnologicamente (non certo in Africa e in vari paesi colonizzati, derubati dei loro territori distrutti e depauperati da questi ‘liberi borghesi’..) diritti di libertà individuale, che difendono la proprietà privata a vari gradi (dal grande capitalista all’operaio che ha il contratto d’acquisto di una modesta casa..) , che si basa però sulla garanzia dell’imposizione. MAI, una libertà che si basi sull’AMORE! Quella borghese è una pseudolibertà, basata sul diritto, sulla  legge, sull’imposizione e sulla paura.
E’ possibile ed esiste una libertà basata sull’amore quando la società dominante si basa sull’imposizione?
La libertà è amore!
Le parole d’ordine della rivoluzione francese erano: “libertà, uguaglianza, fraternità!” ‘Fraternità’ è sinonimo di amore, parola d’ordine che  nello sviluppo rivoluzionario storico è stata spesso trascurata e dimenticata, dando spazio a metodi e comportamenti culturali oppressivi e borghesi, benché velati da parole concetto quali socialismo o comunismo…
Educazione alla libertà è educazione all’amore. L’amore inteso come scambio affettivo disinteressato, donazione generosa del proprio vivere sociale che tende ad emancipare i propri simili.
Mi spiego. Non è l’amore religioso mirato ad un premio futuro e interessato e dunque un amore che si caratterizza  per la costrizione, sacrificio o uno scambio mercificato in cose; l’amore che io intendo si rifà alla concezione di Erich Fromm nel suo testo ’L’arte di amare’: che è il piacere universale di scambiare sapere e affetto con i propri simili:”l’amore è un’azione, un potere umano che può essere praticato solo in libertà e non è conseguenza di una costrizione” Quando un individuo o un collettivo di persone aiuta gratuitamente e generosamente il prossimo a risolvere problemi sociali, insegna ed impara a vivere! Ma la differenza con Fromm sta nel fatto che non si possono amare tutti gli uomini indistintamente, come gli uomini portatori della crudeltà, dell’egoismo…; il che significa che bisogna amare il cambiamento e se necessario lottare contro e odiare l’ingiustizia, la crudeltà e i loro fautori;altrimenti non si sarà mai liberi dalla oppressione e la si perpetuerà rendendoci complici! E come scriveva Sartre: o si è liberi tutti o nessuno!
La libertà individuale esiste senza quella collettiva? Se come sopra affermo che è possibile educare e dominare la propria natura, i propri sensi e istinti indirizzandoli socialmente, significa dunque  che esiste un qualche grado di libertà individuale, una libertà relativa…; ma anch’io che sembro libero ed emancipato e che sto scrivendo di libertà e amore, ho le mie quotidiane costrizioni, oppressioni: il lavoro salariato e costrittivo, lo scambio mercificato, il tempo libero più o meno omologato, il sapere e conoscenza limitato e condizionato da quello delle classi dominanti e oppressive, e quando ho idee e comportamenti emancipati individuali, mi sento oppresso da pregiudizi e incomprensioni nei miei confronti. Certo, lotto quotidianamente contro questi pregiudizi e omologazioni e talvolta riesco ad evadere momentaneamente(come in questo momento di riflessione e scrittura…), ma è una lotta impari perché individuale e mi devo sostanzialmente adattare a questa produzione di vita alienata…Pertanto, la prima  essenziale e fondamentale libertà sta nell’eliminazione dell’oppressione sociale tra gli uomini (nel passare dalla preistoria alla storia); fino a che questa oppressione esisterà nessuno sarà MAI libero completamente e coscientemente!
Ma tornando al concetto di amore per la libertà esso si caratterizza per il piacere di vivere e comunicare sapere sociale, che ci insegna la felicità di amare ed essere amati: non si è forse felici quando si educa un bambino a comprendere ed aiutare i propri simili? Ma non tanto ad essere caritatevole (concezione spesso di falsa generosità), ma aiutare i propri simili ad essere autonomi ed emancipati (liberi!), intelligenti, superando le barriere della dipendenza economica-sociale…La propria felicità sta nel fatto di essere riusciti a rendere autonomo, sentimentalmente-intellettivamente e felice un bambino, una persona, un collettivo e se stessi (alimentando la propria autostima)…Spostate questo esempio e comportamento all’intera umanità e scoprirete la pietra filosofale della vita…
La felicità, è storicamente provato, si trova nelle relazioni affettive e  sociali più sincere, generose…Purtroppo, invece, siamo alla progressiva interiorizzazione di relazioni sociali formali ed ipocrite, che non  approfondiscono i perché della vita…ognuno esigendo affetti senza però darne, se non con un tornaconto o vantaggio…

RESPONSABILITA’ E AUTODISCIPLINA.
Se sinora mi sono fatto essenzialmente comprendere, dovrebbe essere abbastanza logico e conseguente che il concetto di ‘libertà’ comporta una responsabilità (rispondere coscientemente delle proprie azioni morali ed etiche alla collettività…Anche qui dipende di quale collettività si intende…) o autodisciplina.
E’ evidente  che quanto sinora scritto  contraddice nettamente il concetto di libertà personale (intesa come arbitrio), in quanto la collettività ci comporta sempre delle autolimitazioni, degli obblighi, l’autodisciplina, insomma responsabilità sociali verso gli altri…Ma l’autodisciplina può essere una scelta libera e felice, come ad esempio fare il genitore , in cui si sperimenta come amare, educare, emancipare il proprio figlio; provare una sfida con se stessi se si è in grado e se si è adeguati a trasmettere valori di libertà; di contro usare il proprio figlio per le proprie ambizioni ed egoismi…Qui, l’educazione alla responsabilità e alla libertà diviene il cardine fondamentale per la società, senza la quale non vi è speranza e futuro  per l’umanità… I principi, le basi educative alla libertà ed autonomia saranno per le prossime e impegnative riflessioni...

Luglio,2001. Pépe.