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"CERCO RAGIONI E MOTIVI DI QUESTA VITA..."
di Giuseppe Bonicelli (spazio autogestito, saranno pubblicate eventuali repliche; inviare una mail a spazioaperto@scalve.com specificando in "oggetto" l'argomento)

Sogni e speranze per una società emancipata …       >> parte 1       >> parte 2      >>  la videointervista
 

Non cerchiamo l'isola che non c'è - Videointervista a Schilpario

 

" Ecce homo e altri scritti autobiografici" di Friedrich Nietzsche (1844-1900)

 

INCONSCIO CONFLITTUALE,  RIMOZIONI E ALIENAZIONI

VIZI ED OMOLOGAZIONE NELLA SOCIETA’
CAPITALISTICA-CONSUMISTICA

LE DUE RELIGIOSITA'
CATTOLICHE

 

ARTE COME EDUCAZIONE A SENTIMENTI ED EMOZIONI

VALORI E DISVALORI parte I

VALORI E DISVALORI parte II

VALORI E DISVALORI parte III

 

QUESTIONARIO POSTO DALLE BIBLIOTECHE DELLA VALLE NEL '99-2000

 

Questionario posto dalle biblioteche della Valle di Scalve nel '99/2000
Le vostre risposte possono essere confrontate con quelle del redattore
(Giuseppe Bonicelli).

I° parte

1 Ami leggere? Se si quali sono le motivazioni?
* Hobby
* Evasione
* Crescita culturale
* Altro
Poiché ho compreso che anche il tempo libero è vissuto meglio e bene soltanto in senso emancipativo. Una passeggiata, una lettura rilassante, romanzata, ecc…, non significa necessariamente rinunciare all’impegno di riflettere sulla vita,di imparare ad interagire e conoscere i propri simili e la natura. Non condivido dunque, coloro che si fanno determinare passivamente dalla cultura dominante, subendo programmi TV e letture insulse, non scoprendo così il fascino di una propria autonomia e di un divertirsi esplorando nuovi saperi.

2 Che genere di lettura privilegi? Dai un ordine di priorità:
* Fantascienza
* Giallo
* Fumetto
* Romanzo d'amore (3)
* Romanzo d'avventura
* Romanzo storico (2)
* Letture scientifiche (1)
* Letture professionali
*
Altro (4)

3 Quanti libri leggi in un anno? Quante ore o minuti dedichi alla lettura in media al giorno?
Sei-otto libri in un anno. Leggo in media un’ora-due al giorno.

4 Prendi appunti da una lettura? Se si perché?
Si perché ho compreso che scrivere serve a ripetersi mentalmente il concetto e rileggendolo lo sedimenta efficacemente nella mia memoria.

5 Dopo una settimana dalla lettura di un testo interessante, sei in grado di ricordare e riassumere?
Se ho preso appunti, ricordo essenzialmente i concetti, emozioni per me più interessanti; altrimenti a malapena mi ricordo due o tre concetti fondamentali su una trentina che il testo mi ha stimolato.
Dunque, la maggioranza delle risposte che sostiene di ricordare e riassumere efficacemente un testo (non studiato) mi lascia molto dubbioso.

6 Quando non conosci il significato di una parola, lo cerchi sul vocabolario o tenti di intuirlo dal contesto ?
Lo cerco sul vocabolario, perché ho imparato a dare un valore semantico o di significato più preciso ed appropriato alle parole.

7 Se un libro non ti piace, smetti di leggerlo o lo finisci comunque?
Smetto di leggerlo perché comprendo che non mi dà ricchezza e pertanto la cerco in un altro testo.

8 Ritieni interessante un confronto fra lettori sullo stesso libro? Se si,perché?
Ognuno ha una sua esperienza-sapere di grado diverso e dunque differente interpretazione, e pertanto uno scambio comunicativo di differenti interpretazioni è ricchezza che ci libera crescendo…

9 Hai indicazioni concrete da proporre alla biblioteca per avvicinare nuovi lettori? Se si, quali?
Una biblioteca dinamica e di ritrovo costante, con sala riunioni e sala (soltanto) per la lettura; dotazione di computer per interagire con quelle della Valle e con una biblioteca di città; organizzazioni periodiche di dibattiti sui più svariati argomenti: educazione dell’infanzia, adolescenza e giovani, il ruolo genitoriale, come vivere la vecchiaia, scelte per il tempo libero, criteri di scelta per libri emancipativi, cineforum, ecc.
Tenendo conto, ovviamente, delle possibilità oggettive-soggettive organizzative ed economiche. Ciò che più conta, però, sono le persone che abbiano dinamismo sociale ed organizzativo.

10 Acquisti i libri che leggi o usufruisci del servizio prestiti della biblioteca?
Acquisto e ho in dotazione molti libri da leggere e pertanto usufruisco raramente del servizio; ma questo lo ritengo fondamentale per una comunità.

11 Hai qualche libro da segnalare alla biblioteca per il programma acquisti?
Ne ho già segnalati, ma come sopraccennato,bisognerebbe stimolare un criterio di scelta qualitativo dei testi da acquistare.

II° parte

12 Secondo te la parola scritta può sviluppare facoltà intellettive e pratiche? Se si, come?
Senz’altro! Perché le parole scritte, oltre che un ruolo di memorizzazione, rimandano ad immagini di oggetti, rapporti logici, ad eventi sociali, ecc…, moltiplicando mentalmente e praticamente infinite potenzialità di connessione della nostra esperienza acquisita con nuove progettazioni e creatività sociali e tecnologiche.
Pertanto, se un testo chiaramente scritto, ci rimanda a sperimentazioni pratiche nuove (agricole,meccaniche,oppure sociali), non ci rende forse più intelligenti!?!?

13 Ritieni che il contenuto di un libro ti possa essere d’aiuto anche nella tua vita quotidiana?
La domanda è un doppione della domanda 12, soltanto più semplice e per agevolare una risposta.

14 Quali secondo te, le differenze tra parola parlata e parola scritta?
1)Quella scritta ha una funzione di fissazione della memoria; mentre quella parlata può "volare" nei meandri dell’oblio.
2)La parola scritta si caratterizza per il monologo; mentre quella parlata per il dialogo. La scritta si rivolge a persone assenti e pertanto il contesto dev’essere costruito e dettagliato (con una grammatica e sintassi comprensibile). Mentre la parola parlata, avendo l’interlocutore appresso, può usufruire della mimica e gestualità, con l’intonazione della voce. Ad esempio: ad una fermata del tram si può dire: "il 5", perché il contesto è chiaro a chi è presente; mentre in uno scritto bisogna esplicitare il contesto…
3)Di più. Il monologo della parola scritta si caratterizza prevalentemente per uno stimolo interiore cosciente e premeditato, non disturbato da stimoli perspicui e contingenti. Viceversa: il dialogo della parola parlata è, per così dire, "disturbato", interrotto e con più cambiamenti di direzione, determinati dagli stimoli esteriori: l’imprevedibilità delle reazioni (anche emotive ed inconsce) proprie e degli interlocutori, provocate dalla gestualità, espressività, dall’immediatezza della situazione concreta, che sovente prevalgono rispetto agli stimoli interiori, coscienti e premeditati dell’autoriflessione.
4)La parola parlata nasce storicamente e psicologicamente prima di quella scritta… e la spiegazione è contenuta nella risposta alla domanda 19.

15 Hai mai composto,al di fuori dall’esperienza scolastica, racconti, poesie, saggi?
Saggi e poesie.

16 Saresti interessato ad un corso di scrittura creativa?
Si, perché m’incuriosisce, in quanto è una domanda che non ho formulato io, ma un collaboratore della biblioteca.

17 Dal tuo punto di vista quali valori riconosci alla lettura e quali alla scrittura? Quali le differenze?
Rispondo come la maggior parte dei questionari: nella lettura è un individuo che scrive, che mi comunica e dà riflessione con parole, dall’esterno verso l’interno; nella scrittura sono io che sintetizzo il mio sapere-esperienza comunicandolo con parole, dall’interno verso l’esterno.
Ovviamente, il valore di entrambi è di comunicare esperienza ed intelligenza.

18 L’avvento e l’invasione della TV, cinema, ecc… ha ridotto, secondo te, il ruolo della lettura e parola scritta? Se si, perché?
E’ noto che la TV soffoca intenzionalmente, coi suoi programmi… l’intelligenza sociale, per perpetuare il dominio delle classi dominanti…
Ma, il problema del leggere poco, non sta soltanto nella TV distraente, come i più dei questionari rispondono; ma soprattutto in una mancanza educativa ed emancipata della scelta della lettura. Dunque, il problema non è contrapporre la cultura dell’immagine a quella della parola, poiché sono due elementi di comunicazione irrinunciabili per l’uomo. (vedi risposta alla domanda 19).
Bisognerebbe comprendere ed approfondire perché ci sovrastimolano quotidianamente di immagini e di parole insulse che ci stordiscono anziché aiutarci a vivere meglio; impedendoci riflessioni adeguate a gerarchizzare le nostre scelte e diminuendo così le capacità attentive generali e la nostra autonomia…
Un dubbio che permane è quello di conoscere se in passato (quando non c’era la TV) si leggeva di più, sapendo che la scolarizzazione era bassa e l’analfabetismo alto…

19 Quali aspetti accomunano l’uso dell’immagine e l’uso della parola? Quali le differenziano?
Aspetti comuni.
1)Ovviamente, sono entrambi medium di comunicazione sociale.
2)L’immagine include e fa vivere la parola, in quanto quest’ultima, coi suoi significati,richiama alla mente immagini di oggetti, azioni, qualità, eventi, ecc.
3)Possono essere usate entrambi come simboli o metafore: ad esempio un segnale stradale di pericolo è un immagine simbolo; le parole libertà, amore, uguaglianza, ecc… sono spesso parole usate simbolicamente.
Le differenze.
1)Differenza cronologica. Nella storia dell’umanità (filogeneticamente), nello sviluppo psicologico di un individuo dall’infanzia alla maturità (ontogeneticamente), la comunicazione dell’immagine pratica e dell’azione quotidiana nasce e si forma prima della parola.
E’ noto che ai primordi l’uomo comunicava con l’azione pratica e riteneva mentalmente immagini senza parole ed accompagnava (al meglio) l’azione pratica con suoni inarticolati o grugniti.
E’ noto psicologicamente che un infante comincia a ritenere stabilmente le immagini percepite verso gli otto mesi, mentre comincia a parlare molti mesi dopo.
2)Differenza di mezzi e forme comunicativi.
2a) Con la comunicazione di immagini vige una simultaneità di sensazioni, chiamate percezioni. Se ad esempio, dobbiamo fruire percettivamente di una scena filmata, ci accorgeremo che la nostra esperienza, sapere ci farà scegliere cosa guardare o cosa ci interessa: lo sfondo o il contesto del paesaggio, oppure dettagli mimici, espressivi del protagonista, oppure la musica, ecc... ; perdendo spesso una visione d’insieme o di qualità essenziale che il regista voleva comunicarci, e guardando invece frammentariamente…
Non capita spesso che ci colpisca l’avvenenza di una annunciatrice, il suo corredo, che le notizie trasmesse?! Distraendoci dal contenuto?!?
Dunque, la simultaneità visiva, sonora (nella realtà, anche tattile, gustativa, olfattiva) da comunicare o fruire deve avere gerarchicamente qualità comunicative essenziali e di sintesi, se non si vuole far fallire la comunicazione.
Con la comunicazione per parole, questa simultaneità non esiste (immediatamente e percettivamente allo stesso modo). Se ad esempio, leggiamo un brano scritto, noteremo che le parole, frasi, concetti, hanno una sequenza grammaticale e di significati da decodificare, il cui significato e senso del testo, pur guidato essenzialmente dallo scrittore, lascia spazio, con le generalizzazioni delle parole, alla diversa fantasia immaginativa dei lettori.
Come ho già scritto, la parola è un medium che rimanda all’immagine e alla realtà ed essa viene storicamente dopo (l’immagine), e la sua caratteristica è la sequenzialità interpretativa che diviene simultaneità, sintesi di immagini ed eventi nella nostra mente, soltanto dopo aver letto, sequenziato le parole e decodificato gerarchicamente i loro significati…
2b) Sicuramente l’immagine si esprime più efficacemente con l’azione e gestualità concreta: ad esempio la raffigurazione della crudeltà di un assassinio o di uno stupro, o viceversa l’amore e gli sguardi eloquenti ed espressivi di due innamorati…
Mentre una riflessione e dibattito filosofico sono senz’altro più efficaci e sintetizzati nelle parole.
Provate a confrontare la lettura del libro con la visione del film: "Qualcuno volò sul nido del cùcùlo": noterete che il film, con l’espressività vulcanica di Jack Nicholson è insuperabile; perché improntato più sull’azione ed espressività dei protagonisti che dai dialoghi…
Provate, invece, a confrontare libro e film de "I fratelli Karamazov" di Dostoevskji: quando discorrono filosoficamente, confrontando il dio autoritario del vecchio testamento col dio persuasivo e generoso del nuovo testamento. Ebbene, il film uccide e ridicolizza i contenuti e forme letterarie dell’autore.
Ciò vale per il film "Nel nome della rosa", tratto dal libro di Umberto Eco, ridotto da ottimo romanzo storico e filosofico ad un giallo…
3)Differenze del pensare ed esprimere per immagini; del pensare ed esprimere per parole.
3a Pensare ed esprimere per immagini (pensiero pratico).
E’ noto, da studi di etnologi e paleoantropologi, che nel periodo preistorico (in cui, ovviamente, la parola scritta non esisteva) esistevano soltanto forme comunicative di" prelinguaggio", il quale accompagnava e indicava l’attività o l’azione pratica con l’intonazione di suoni inarticolati (la laringe e la faringe non erano ancora ben sviluppate), il cui significato era compreso soltanto conoscendo direttamente, concretamente e perspicuamente la situazione e mediante l’azione pratica.
Pertanto, si comunicava mediante azione e si interiorizzava ed elaborava psicologicamente ed astrattamente immagini pratiche.
Scrive lo psicologo Lurija:
"Il lavoro per la costruzione dello strumento non è un’attività semplice, determinata da motivazioni biologiche immediate (il bisogno di cibo) (..) e può essere definita la prima apparizione della coscienza, ovvero la prima forma di attività cosciente che portò ad una radicale trasformazione di tutta la struttura del comportamento. Il comportamento dell’animale è diretto alla soddisfazione immediata dei bisogni. Nell’uomo che costruisce lo strumento, invece no! Perché è un’azione particolare che assume un significato soltanto in seguito".
In sintesi: prima erano e sono i sensi e l’azione, e, soltanto dopo la parola (ma questa, come vedremo, avrà per così dire, la sua rivincita)… ; è stata l’azione pratica che, progressivamente ci ha insegnato ad astrarre ed elaborare un pensiero pratico, a creare nuovi strumenti (protesi) ed interazioni con la natura e coi propri simili.
A conferma di quanto soprascritto è accertato che l’infante psicologicamente sviluppa inizialmente una intelligenza pratica, dei sensi, e soltanto successivamente userà la parola…
3b) Pensare ed esprimere per parole.
Vi sono parole concrete e proposizioni chiamate "parole per avvenimenti", come i sostantivi: sedia, porta, tavolo, ecc… ; le proposizioni: l’uomo spacca la legna, la casa brucia, un uomo corre; ebbene sono parole e frasi che possono essere rappresentati e comunicati anche senza parola, mediante il disegno e la mimica pratica (non simbolica).
Il vantaggio dell’uso di queste "parole per avvenimenti" (o concrete) è sostanzialmente quello di velocizzare e sintetizzare meglio la comunicazione. Qui la parola non ha ancora un ruolo qualitativamente produttivo di crescita intellettiva…
Passiamo ora alle "parole che comunicano rapporti logici".
Un inciso. Per logica intendiamo "rapporti di causa-effetto, i rapporti di inclusione in un intero, la condizione, la limitazione parziale (..), la matematica logica" ; rapporti di categoria: zibellino-animale, forchetta-posate, pino-albero, ecc… ; i sillogismi, ecc…
Fanno parte delle"parole che comunicano rapporti logici" quelle parole astratte e generalizzanti quali: parole concetto: come libertà, etica, morale, amore, odio, passato-presente-futuro, progresso, ecc…
parole di categorizzazione: come parentela, posate, animali, vegetali, ecc… ; esse includono insiemi di oggetti e soggetti per identificare e differenziare;
parole di servizio: come preposizioni, congiunzioni, ecc… , ad esempio: perché, sebbene, sotto-sopra, verso, da, insieme a, al posto di, ecc. Esse "non hanno un significato oggettuale e non riflettono oggetti concreti ma, appunto, rapporti tra loro";
parole composte: che, appunto, sono composte da più significati, che però essenzializzano più significati in uno, generalizzante.
Ma veniamo ora all’uso quotidiano di queste. Ad esempio proposizioni quali: Socrate è un uomo, il cane è un animale, Luigi e Carlo sono cugini, Angelo ha una grande personalità, ecc…
Ebbene, sperimentate, se è possibile rappresentare,comunicare (come per le "parole per avvenimenti"), queste proposizioni soltanto col disegno o con la mimica (non simbolica). Ad esempio, comunicate a qualcuno, disegnando le proposizioni appena soprascritte, senza l’uso della parola o segno simbolico.
E’ come comunicare con uno straniero (o peggio), non conoscendo la sua lingua…
Soltanto la struttura grammaticale della parola (o dei gesti simbolici dei sordomuti) può esprimere tali rapporti con brevità ed efficacia di sintesi e precisa articolazione.
Se leggete un libro di filosofia, di storia, un romanzo, noterete senz’altro quanti dialoghi e proposizioni sono prevalenti di "rapporti logici" rispetto alle proposizioni di "avvenimenti"; il senso della frase dei concetti mettono in secondo piano le parole per "avvenimenti" (o concrete).
Esempio della frase: "Gigi, lavando la macchina, pensò ad un tratto al bilancio della sua vita".
Osservate infatti, che l’azione pratica del lavare la macchina, che si può raffigurare col disegno, è secondaria rispetto al pensiero del protagonista, nel quale pensiero "vi si rispecchia legami e rapporti profondi che stanno dietro (nascosti) agli oggetti", o all’azione del lavare la macchina.
Altro esempio. "I filosofi greci, sono i padri della filosofia, della logica, dell’etica, della morale, ecc..."
Scomponiamo essenzialmente la frase: si scrive in generale di filosofi greci e padri (metafora) della filosofia, ecc... ; di quale filosofia, logica, ecc… non vi è nulla di specificato (si suppone soltanto che il lettore sappia…). Si provi anche qui a raffigurare per disegno o mimica concreta (senza parole o gesti simbolici) una frase del genere. Al massimo si potrà disegnare un gruppo di nobili greci, riconoscibili dalle vesti, che discutono, ma mai di che: di quale etica logica, morale, ecc… , e neppure raffigurare il senso generale della frase (padri e fondatori della filosofia, ecc...).
Un altro passo connesso al pensare per parole di "rapporti logici" è quello di "pensare e parlare-scrivere per categorie generali": anch’esse nascondono oggetti concreti…
Si pensi "ai concetti generali (come albero, vegetale): non solo non impoverisce, ma arricchisce in misura enorme le nostre concezioni". Infatti, la parola vegetale include più legami e rapporti che la parola "betulla" e "pino"; "questo termine generale sussume (include) la contrapposizione tra vegetale e animale, esso implica le sottocategorie "alberi" ed "erbe", include tutta la ricchezza delle varietà degli alberi (pino, quercia, betulla, ecc...), delle erbe (ortica, salvia, basilico, ecc...), dei cereali (segala, frumento, avena, ecc...).
In sintesi: la generalizzazione-categorizzazione non impoverisce il concetto, ma lo arricchisce, per così dire, in ascensione (generalizzazione) e discensione (particolarizzazione-differenziazione).
Implica un sistema di connessioni ascensionali-discensionali logiche e gerarchizzanti finite e infinite… La parola scritta, insegnata a scuola e dalla cultura letteraria, contribuisce ad uno sviluppo intellettivo potenzialmente infinito… (Constatiamo con rammarico, che questo sviluppo intellettivo logico-letterario è prevalentemente accentuato sul piano tecnologico e formale, trascurando la parte fondamentale: educativa e motivazionale dell’emancipazione umana…).
A riprova di come la cultura umana del linguaggio simbolico-cosciente della parola ci trasformi qualitativamente l’intelligenza, prenderemo tre esempi di carenze logiche e astratte, determinate dalla mancanza della possibilità di istruzione scolastica o cultura del linguaggio simbolico, o carenze di sviluppo organico…
Esperimenti psicologici coi bimbi di 5-6 anni con frasi del tipo:
"cade la pioggia perché… (risposta) gli alberi sono bagnati". Per questi bimbi la causalità viene percepita intuitivamente e non logicamente.
"La barca galleggia e non affonda (risposta) perché è bella" o "perché è grande", oppure "perché è piccola". Anche qui vi è la sostituzione del concetto di causalità con la percezione immediata e con la descrizione esteriore del fatto.
Lo psicologo Piaget ritiene "che il processo del pensiero infantile non abbia un carattere (adeguatamente) deduttivo (conclusione logica da una situazione comune) e nemmeno un carattere (adeguatamente) induttivo (passaggio da un giudizio singolare a una tesi generale), ma quello di passaggio dal singolare al singolare" ancora predominante.
Esperimenti di etnologi, antropologi, psicologi, con gli " uomini naturali" (o di cultura primitiva ancora esistente) dimostrano la carenza del metodo deduttivo-induttivo, carenza logico-astratta.
Si chiede di rispondere a due sillogismi, ad un gruppo di "uomini naturali" viventi in zone tropicali.
"In tutte le località calde ed umide cresce il cotone."
"Nel villaggio x fa caldo ed è umido."
Risposta corretta, in quanto hanno esperienza pratica: "in questo villaggio cresce il cotone".
Secondo sillogismo:
"nell’estremo nord dove c’è la neve tutto l’anno, gli orsi sono bianchi"
"Il paese x si trova all’estremo nord"
"I quel paese gli orsi sono bianchi o no?
Risposta: "Non lo so".
Ultimo esempio: della demenza organica, o ritardo mentale, che accentua carenze logico-astratte deduttive-induttive.
Sillogismo:
"Figlio-padre; madre-…(figlia, sorella, nonna?)". La risposta logica è nonna. Invece la risposta è un tentativo di ragionamento concreto:
"Il padre ha un figlio il quale deve avere una madre;la sorella può anche non esserci… la nonna è già vecchia.."
Anziché usare un ragionamento logico-deduttivo si fa un passaggio dal singolare al singolare, concreto…
In sintesi: la parola ci rende DEI, rispetto al mondo animale e naturale, perché ci dà i mezzi per interpretare e sviluppare nuove e infinite protesi tecnologiche e sociali (comportamentali), che ci permettono di dominare la natura e la nostra natura in senso emancipativo; oppure perderci definitivamente nel percorso intrapreso dalla società operante e autodistruttiva del profitto…
Per concludere degnamente una risposta così impegnativa e impregnata di nuove prospettive, che la domanda n°19 ha comportato:
-è arte letteraria comunicare, combinare o connettere le parole più appropriate ed efficaci per suscitare e sviluppare la nostra intelligenza filosofica-logica e fantastica;
-è arte visiva comunicare immagini ed eventi che colgano le qualità essenziali che suscitino intelligenza espressiva, emozionale e comportamentale…
Combinare, connettere i due mezzi comunicativi senza contrapporli, cercando l’armonia, la sintesi più creativa, è un’arte più complessa e ricca (in quanto esiste sempre il rischio di deturpare, sminuire uno dei mezzi comunicativi), sempreché le finalità siano l’accrescimento culturale, tendente all’estinzione dell’oppressione dell’uomo sull’uomo.
(Le note virgolettate sono tratte dal testo "Corso di psicologia generale" di A.R.Lurija.)

20 Preferisci leggere un libro o vedere un film? Perché?
Mi piacciono entrambi!
Il perché essenzialmente è spiegato nella risposta alla n°19.
Vedere un film di Francois Truffaut o di Arthur Penn è senz’altro piacevole, ma nel contempo impegnativo, perché richiede concentrazione-attenzione; altra cosa che rilassarsi e vedere un film d’evasione, frivolo e spesso stupido. Devo tuttavia ammettere che a volte talune immagini mi corrompono: perché vedere, ad esempio, un bel viso e corpo di una donna (insulsa) è un’attrattiva percettiva naturale e distraente, che se non educata e combattuta, permane…
In sostanza nei film, siamo fruitori spesso passivi e acritici, soprattutto perché gli spettacoli che dovrebbero sollecitare la nostra intelligenza ed emozioni, sono sempre più rari.
Il leggere comporta oggettivamente un impegno maggiore, poiché sollecita le nostre menti (e memoria) a rappresentarci oggetti, rapporti, eventi che invece l’immagine ci dà già fatti; e così si spiega perché i più trovano comodo ed attraente vedere un film…
Probabile che abbia acquisito una esperienza e cultura prevalentemente letteraria. Leggere, per me, ha una valenza soprattutto scientifica, e con la parola scritta posso più facilmente fissare, ripensare concetti e significati che con le immagini in simultanea è facile sfuggano. Tuttavia, le immagini di taluni film hanno valso per me svolte vitali-comportamentali…

21 Quali spazi alla fantasia ti concede la lettura di un libro, quali la visione di un film?
Rispondo con le parole di una ragazzina di 13 anni: "La lettura di un libro fa immaginare i vari personaggi, la visione di un film, poterlo interpretare".
Se, dunque, la visione di un film non stimola, come nella lettura, la nostra fantasia e memoria soggettiva, ci insegna (o almeno dovrebbe) a vivere ed interpretare la fantasia e creatività altrui ed accrescere di conseguenza la nostra…

22 Hai mai confrontato una rappresentazione teatrale o un film con il libro da cui sono stati tratti?
Sì! E ho scoperto che il luogo comune, del libro più bello del film, non sempre corrisponde al vero...