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"CERCO RAGIONI E MOTIVI DI QUESTA VITA..."
di Giuseppe Bonicelli (spazio autogestito, saranno pubblicate eventuali repliche; inviare una mail a spazioaperto@scalve.com specificando in "oggetto" l'argomento)

Sogni e speranze per una società emancipata …       >> parte 1       >> parte 2      >>  la videointervista
 

Non cerchiamo l'isola che non c'è - Videointervista a Schilpario

 

" Ecce homo e altri scritti autobiografici" di Friedrich Nietzsche (1844-1900)

 

INCONSCIO CONFLITTUALE,  RIMOZIONI E ALIENAZIONI

VIZI ED OMOLOGAZIONE NELLA SOCIETA’
CAPITALISTICA-CONSUMISTICA

LE DUE RELIGIOSITA'
CATTOLICHE

 

ARTE COME EDUCAZIONE A SENTIMENTI ED EMOZIONI

VALORI E DISVALORI parte I

VALORI E DISVALORI parte II

VALORI E DISVALORI parte III

 

QUESTIONARIO POSTO DALLE BIBLIOTECHE DELLA VALLE NEL '99-2000

 

A Barbara: che analizzando le contraddizioni sociali,
non si rassegni all’esistente e si adoperi per una trasformazione emancipata.

VIZI ED OMOLOGAZIONE NELLA SOCIETA’ CAPITALISTICA-CONSUMISTICA

1° Premessa.

L’omologazione ed il vizio non sono monopolio e figli di questa società; essi sono nati e sviluppati nelle società di classe precedenti a questa e sostanzialmente nell’epoca della STANZIALITA’ dell’uomo sul territorio: che si caratterizza per la coltivazione, allevamento animali, per la proprietà privata e conquista del territorio; essa soppiantò progressivamente la cultura primitiva dei CACCIATORI-RACCOGLITORI, all’incirca 10 mila anni fa.

Un inciso.
La società dei CACCIATORI-RACCOGLITORI, si caratterizzava (e si caratterizza, per i popoli non ancora completamente estinti come quelli dei pigmei e aborigeni australiani)per la cooperazione, generosità,divisione del cibo secondo i reali bisogni…
"Non esistono capi, gerarchie o leggi. C’è parità fra uomini e donne(..). Uno degli aspetti che mi ha colpito è l’amore eccezionale che sia padri sia madri hanno per i bambini, che vengono cresciuti dai genitori, ma sono trattati da tutti gli adulti del gruppo come propri figli(..) i bambini chiamano ‘padre’ e ‘madre’ tutte le persone della generazione dei genitori, ‘nonni’ tutti quelli della generazione precedente,’fratello’ e’sorella’ quelli della loro età. Vi è una forte solidarietà verso gli anziani e i disabili, almeno finché è possibile aiutarli senza mettere in pericolo la vita del gruppo (..). Ho visto che ciechi e malati gravi non venivano abbandonati.(..). Vivono sempre in piccoli gruppi, non hanno un’organizzazione gerarchica, in genere non esistono capi (soltanto l’autorevolezza del più saggio e generoso. Mia nota)e la loro vita sociale è basata sul rispetto reciproco. Di solito hanno un’etica avanzata.Un aspetto importante delle popolazioni ai livelli più bassi della scala economica è che NON SONO AFFATTO PRIMITIVE SUL PIANO MORALE.(..).
Per i cacciatori-raccoglitori il senso della proprietà è diverso, perché la proprietà individuale è RARA e non è molto importante.Ci sono però alcuni diritti, come quello del territorio di caccia.Il pigmeo che viene sorpreso a cacciare in un territorio non suo deve pagare una multa, che non è in denaro perché non conoscono il denaro,ma in natura."

Tratto dal testo "Chi Siamo" di Luca e Francesco Cavalli-Sforza.(Luca Cavalli Sforza è un genetista di fama mondiale.) I cacciatori-raccoglitori, 10 mila anni fa circa, erano dai 5-10 milioni sul globo: giapponesi, indiani, eschimesi,pigmei,ecc. Ho trascritto queste righe, per me molto belle, per contestare il luogo comune che l’uomo, sin dai primordi, è sempre stato coscientemente egoista, crudele,oppressivo.Invece,se esso ai primordi, non fosse stato coscientemente cooperativo, generoso…non avrebbe potuto caratterizzarsi come la specie animale più intelligente e creativa del pianeta: capace di creare mezzi-strumenti o protesi tecniche e sociali che ci permettono,ora, persino di volare…

Con la STANZIALITA’, dunque, si determina un salto epocale, nel quale si sviluppa progressivamente e prevalentemente la proprietà privata: di conseguenza il VIZIO e l’EGOISMO e la GUERRA per le COSE…Ma è nella società attuale,consumistica della sovrapproduzione di cose, che si ha l’APICE del VIZIO e OMOLOGAZIONE SOCIALE, al grado che gli strumenti-protesi creati dall’uomo,anziché MEZZI per emancipare, sono divenuti SCOPI o FINI che opprimono e schiavizzano l’umanità intera.
Ma vediamo essenzialmente perché e come.
2° Premessa.
E’ la cultura del mercato capitalistico e del profitto la levatrice cosciente di TUTTI i vizi sociali che stanno esplodendo (anche di quelli che apparentemente non sembrano connettere con l’avidità del PLUSVALORE-PROFITTO); poiché essa si caratterizza storicamente come l’economia finalizzata (soltanto) al mercato del plusvalore-profitto, anziché alla soddisfazione dei reali bisogni umani: materiali e spirituali-emancipativi.
Quest’economia, agli inizi (verso il 1600), ha dato necessariamente uno sviluppo produttivo e tecnologico (soltanto!) rivoluzionario, soppiantando rapidamente produzioni arcaiche e medievali precedenti, che per millenni hanno reso l’uomo prevalentemente subalterno alla natura…Ma questa rivoluzione tecnologica-produttiva, basata sull’accumulazione ed avidità dei capitali, non poteva e non può avere una corrispondente rivoluzione etica, filosofica di emancipazione umana, che progetti, educhi tutta questa ricchezza tecnologica e materiale, in una ricchezza di generosità, cooperazione, amore…che i nostri antenati ci hanno embrionalmente lasciato in eredità e che talvolta,ora, invidiamo loro…

VIZI ED OMOLOGAZIONI DELLA SOCIETA’ ATTUALE

1) Avidità per il DENARO e per le COSE.
DENARO.

E’ evidente che la nostra vita è oramai completamente mercificata dal denaro ed avidità (compravendita del nostro lavoro,compravendita del nostro tempo libero).
I nostri bisogni sono prevalentemente e progressivamente indotti e drogati per accumulare più denaro e cose.
Il concetto di lavoro in quest’epoca è considerato soltanto se remunerato e gratificato in denaro; sennò è perdita di tempo…Quante volte ho sentito considerare il mio lavoro e studio sociale(senza scopi remunerativi) come perdita di tempo o al peggio svogliatezza-lazzarona…
Non sentiamo sino alla noia che i soldi non sono tutto, ma che però…in sostanza danno la felicità?
Pensate all’avidità di un AVARO che vive alla soglia della povertà, ma ‘GUSTANDO’ il conteggio dei suoi milioni o miliardi.Esempio di un individuo deriso e canzonato in paese, perché avaro e con la prospettiva, alla sua morte, di veder sperperati dai suoi nipoti tutte le ricchezze accumulate, Ebbene,egli risponde ai suoi detrattori:’voi non potete comprendere la goduria di veder crescere progressivamente i miei denari e ricchezza…’
Pensate ad un capitalista industriale o finanziario, viziato nell’accumulare ed investire centinaia o migliaia di miliardi (vedi Bill Gates, Agnelli, ecc.) come in un gioco del "Monopoli", al punto che non può spendere tutti i denari in cose personali perché troppi…; ma pure indifferente alle conseguenze sociali prodotte:distruzione di milioni di occupati e aumento di povertà nel mondo; distruzione dell’ecosistema…
Ma si pensi ai milioni di piccoli e medi imitatori di questo ‘vampiro’, abbagliati da questa ricchezza, che assatanati giocano in borsa o a fare a gara nell’accumulare, sordi alle conseguenze sociali e naturali…
In questo gioco vizioso dell’accumulazione sono coinvolti culturalmente molteplici strati sociali.
Legali: banche, assicurazioni, organizzazioni commerciali, gioco al lotto, totocalcio, ecc.
Illegali: il grande crimine organizzato della droga, prostituzione, contrabbando di organi, armi, ecc.
E’ la corsa pazza, viziosa e globale al miraggio della ricchezza dell’accumulazione del denaro, con l’illusione che tutti possano divenire ricchi, mentre per avere pochi ricchi vi è bisogno di molti sfruttati e poveri…

VIZIO PER LE COSE.
Chi, in un supermercato non ha sentito e sente la voglia irrefrenabile di comprare un po’ di tutto quel ben di dio esposto, stimolando bisogni indotti ad avere più cose, al di sopra dei bisogni primari per l’arco di un anno o sino all’inutilizzo delle cose…?
Ad esempio: vi sono coloro che hanno un guardaroba superfornito e superfluo rispetto ai bisogni necessari calzoni, maglioni, scarpe, giacche, ecc.; bigiotteria e gioielli:orologi, braccialetti,collane,anelli,orecchini,ecc.; autoveicoli:utilitaria, macchine e moto fuori strada o di lusso, ecc.; abitazioni: prima casa, casa al mare, in montagna o in campagna, ecc.; e si potrebbe proseguire.
Anche qui, come per il denaro, vi sono diversi gradi di possibilità economiche di possesso e vizio per le cose; ma pure il vizio di ostentare ciò che si ha, per sentirsi qualcuno…
In sintesi due vizi per le cose: conta ciò che si ha, non ciò che si è!
Conta apparire, la forma, non ciò che si è, la sostanza !
In un mondo tale e così omologato una frase di Carlo Marx è più che attuale: le COSE divengono SOGGETTI; mentre le PERSONE divengono COSE.

2) Vizi ed omologazioni di carattere MENTALE.
LA COMPETIZIONE: come sopruso gratuito e involutivo.
Che la competizione sia esistente in natura è noto; ma l’uomo, con la coscienza, può tramutare la competizione naturale in sociale oppressiva, involutiva, in vizio per l’arrivismo e ambizione personale che genera invidia, odio e a seconda del grado di potere persino in guerra; una competizione dunque, che schiaccia, umilia e a volte elimina l’avversario di turno.
Ma può tramutare questa competizione in sociale emancipativa: nel misurare i limiti e le potenzialità umane, per un giusto e corretto confronto che valorizzi i pregi, che corregga i difetti, che ci insegni a perdere, ma anche a vincere…
Poche minoranze e strati sociali vivono ancora questo tipo di competizione; mentre assistiamo alla prevalente competizione del vincere con ogni mezzo ed a qualsiasi costo: sia nello sport che nella vita, riproponendo il darwinismo sociale, che ci rende eticamente inferiori alle società primitive o naturali e persino a tutte le specie animali, poiché consapevoli delle nostre crudeltà, menzogne, oppressioni…
Vizio del GIOCO: delle carte, dei dadi, al lotto, delle scommesse, ecc.Esso si caratterizza solitamente, per una motivazione passionale ed emozione irrazionale per la vincita e se si perde, nel voler ostinatamente riprovare e ritrovare tale emozione ad ogni costo.Vi è poi l’egocentrismo sportivo di primeggiare ad ogni costo… di cui accenno sopra al punto ‘Competizione’.
Vizio del TECNICISMO: di coloro che sviluppando una capacità specialistica, dedica tutta la sua vita, o quasi, per essa, a scapito di uno sviluppo culturale o intelligenza sociale che gli insegni ad interagire coi propri simili e trovare momenti di felicità…
Si pensi, ad esempio, al tempo dedicato a questa mania della tecnica(meccanica, elettronica, chimica, fisica…) che ci coinvolge e determina la vita intera come in una specie di autismo sociale, dimenticando e trascurando valori sociali affettivi al grado di non saper gestire neppure i propri rapporti familiari…
Questo vizio è molto diffuso nella nostra vita sociale, ma viene trascurato o passa inosservato, in quanto il portatore di questa mania, viene solitamente gratificato socialmente o addirittura insignito di onorificenze.
Vizio del TIFOSO: tifoseria esasperata per una squadra ( ad esempio, di calcio). L’identificarsi astrattamente con una squadra (o un atleta), pur non conoscendo personalmente gli individui che la compongono,o al meglio, identificarsi concretamente col gruppo di tifosi trovando in questo una identità collettiva e passionale. Questa identità collettiva, molto superficiale, viene spesso anteposta ad un sentimento e passione più ricchi e concreti per una ragazza, per affetti amicali, familiari, ecc.
Ero incredulo, quando un giovane, con convinzione, professava più l’amore-passione per la propria squadra che per la propria ragazza.
Vizio del PETTEGOLEZZO, MENZOGNA, INFAMIA.
Anziché avere la giusta curiosità e comprendere i perché generali dei comportamenti sociali… si ha la curiosità morbosa di conoscere soltanto il ‘chi ‘ di questi comportamenti: pettegolezzo infame a livello di quartiere e su, su a livello nazionale con riviste scandalistiche ed insulse;godendo, da un lato, interiormente delle disgrazie altrui e nascondendo così le proprie e quotidiane malefatte, difetti e sterilità comportamentali…; ma di contro invidiando interiormente le esperienze di piaceri e vizi sfrenati dei vari attori o persone di successo.

Si potrebbe proseguire con i vizi maniacali della pulizia, della vanità, della velocità, della mania di onnipotenza, e chi ne ha più ne metta; ma tutto ciò che caratterizza questi difetti-vizi di carattere mentale, è che vi è una sorta di distorsione educativa ed interpretativa mentale della realtà.

3) Vizi detti FISIOLOGICI.
Gli alcolizzati; tossicodipendenti di vario grado (coloro che mantengono capacità di autocontrollo e quelli no); i maniaci del sesso: pedofili, stupratori,ecc.; i bulimici; anoressici. Tutti coloro che sono schiavi di un qualche desiderio o eccesso fisiologico incontrollabile…
Ad una prima osservazione, sembrerebbe che i vizi sopraelencati al punto 2 e 3, non abbiano alcuna connessione col vizio (madre-padre) del profitto e possesso.
Che connessione, analogia vi può essere tra il fanatismo o tifoseria esasperata per una squadra, il vizio del bere, la mania della pulizia, ecc., con il vizio del denaro e possesso delle cose?
Si potrebbe obbiettare che i vizi del punto 2 e 3, con intensità diverse, sono sempre esistiti da quando vi è l’uomo. ( Ricordo che essi sono nati prevalentemente e sviluppati storicamente con la STANZIALITA’ e l’inizio della PROPRIETA’ PRIVATA del territorio, dell’EGOISMO per le cose e successivamente con l’avidità per il denaro, con relative guerre e genocidi; legittimati storicamente oggigiorno dai miti per gli imperi e imperatori…).
La connessione dei vizi del denaro e possesso delle cose con tutti i vizi societari, sta nella cultura della DIPENDENZA SOCIALE DELL’AVERE RICCHEZZA MATERIALE!
Questa macro-dipendenza per le cose, protesi, determina una mancanza di autonomia individuale e collettiva e di conseguenza una concatenazione di dipendenze e deviazioni sociali (secondarie) elencate al punto 2 e 3; questo perché le COSE-PROTESI, anziché mezzi per emanciparci divengono feticci da adorare che ci schiavizzano: la macchina di lusso; la casa superpulita; il vizio del bere causato dall’incapacità di competere nella società attuale,oppure causato da un piacere incontrollato per mancanza di valori, autonomia, ecc.( Persino paesi ispirati al socialismo furono sconfitti dalla cultura dell’AVIDITA’, sebbene con forme societarie diverse…)
In sintesi e mi ripeto: la società del capitalismo-consumismo, diviene storicamente il culmine estremo delle dipendenze sociali, della mancanza d’autonomia, delle fragilità umane, dell’omologazione del vizio !!!
Il mercato si è globalizzato e dunque si è sviluppata la famelica avidità del profitto, mediante la mercificazione della cultura: istruzione, arte…Parafrasando Marx: la merce è un rapporto sociale !!!

QUALI RIMEDI?!?

Possono esserci rimedi educativi contro un sistema di organizzazione sociale globale basato sul darwinismo economico-sociale del profitto?(Ora, persino ospedali, scuole, assistenze sociali di vario genere, fiori all’occhiello delle società occidentali sviluppate, sono sottomessi progressivamente alla logica dell’efficienza dei costi e profitti, nascondendo questa logica dietro la lotta, legittima, dello spreco e parassitismo).
Vi può essere rimedio per una società che sviluppa e pubblicizza ossessivamente col consumismo l’omologazione sociale del vizio, dell’egoismo,individualismo-egocentrismo? Può lasciare spazio/tempo ad uno sviluppo sistematico-organizzato (politico) di cooperazione, generosità e amore sociale?
Risposte definitive ed esaustive non esistono, tuttavia, una speranza inconscia resta sempre…

Constatiamo, da un lato, che nell’attuale società vige una pedagogia prevalentemente autoritaria e repressiva, basata sulla punizione, paura, ricatto.
Alla moltiplicazione dei problemi economico-sociali: della progressiva disoccupazione sociale globale, della progressiva trasgressione, criminalità, si risponde schematicamente con l’aumento della repressione, alimentando un circolo vizioso che non risolve i problemi ma li alimenta. Basti vedere taluni risultati degli USA :
"200mila carcerati nel 1970, 315mila nel 1980, 740mila nel 1990 dopo il decennio di Reagan, sono diventati 2milioni all’alba del 2000." Da lo ‘Washington Post’.

Eppure vige la pena di morte come deterrente! Notare che i nostrani politici vogliono americanizzarsi perché pensano che la ‘rieducazione umanistica’ europea ,che riconosce l’errore come causa sociale e non genetica, sia troppo costosa; mentre, persino il famigerato mercato dà ragione alle forme rieducative (oppressive) europee…
La pedagogia repressiva e autoritaria invade tutte le istituzioni sociali: dalla famiglia alla scuola, allo sport, sul lavoro…E siccome il vandalismo, piccole gang, incendi dei boschi, soprusi, stupri, ecc. sono in aumento, si pensa di mettere un poliziotto in ogni angolo di casa; un poliziotto in ogni scuola; una guardia forestale per ogni boschetto, perché non venga bruciato o sporcato…Insomma, siamo al ridicolo !!!Come se il tutto non avesse costi incompatibili con la ricchezza economica prodotta...
L’autoritarismo si caratterizza per la costrizione e rapporti di forza del più forte…Colui che lo subisce, sovente, non ha l’autonomia e l’alternativa per rifiutarlo e pertanto si perpetua un circolo vizioso di dipendenza sociale; che si ribalta quando l’oppresso di turno trova a sua volta uno più debole, opprimendolo, come in una scala gerarchica di potere…
L’autoritarismo, se da una parte può essere vantaggioso materialmente e psicologicamente per coloro che lo impongono, diviene d’altra parte deleterio culturalmente per l’oppressore, in quanto si interiorizza una forma di integralismo culturale che nega qualsiasi disponibilità al dialogo e di conseguenza una crescita intellettiva..
Chi non sa, inoltre, che l’autoritarismo è il padre della violenza fisica e psicologica?!?!…
Altro aspetto dell’autoritarismo, è il permissivismo: indagato sufficientemente da psicologi e sociologi; il quale è nato in contrapposizione all’autoritarismo; esso si caratterizza per l’incapacità di dare un indirizzo di responsabilità comportamentale caratteriale coerente, critico e autocritico ai bambini, adolescenti e giovani; di conseguenza crescono generazioni fragili, ma di contro generazioni arroganti e autoritarie, a seconda della convenienza e dei rapporti di forza della situazione che viene a determinarsi…
D’altro lato, vige da millenni una pedagogia che si sta perdendo, i cui valori sono: la generosità e cooperazione, la sincerità, l’onesta, la fiducia, l’amore per l’umanità, l’autodisciplina, l’autocritica, l’autonomia, la responsabilità sociale per l’interesse generale-universale…
In sintesi: EDUCAZIONE ALLA LIBERTA’-EMANCIPAZIONE !
Ma riempiamo di significato queste parole concetto.
Libertà-emancipazione, nell’accezione corretta significano: "DOMINIO SULLA NATURA E SULLA PROPRIA NATURA".
"Dominio" nel senso di conoscenza e rispetto per la natura in cui viviamo e ne siamo (soltanto) PARTE. Pertanto, se dominiamo e usiamo la natura non vuol dire deturparla, bensì usarla e far si che si riproduca prosperosamente e vitale… Ma, l’aspetto più importante del significato di ‘libertà’ da analizzare è: "Dominio(..) sulla propria natura", sui propri sensi, istinti e comportamenti: significa autonomia, autocontrollo…Se ad esempio a taluni piace troppo l’alcol vuol dire decidere di smettere di bere per non ubriacarsi; rinunciare al sesso se il partner talvolta rifiuta, senza reazioni di violenza o costrizione; smettere di giocare a poker quando si rischia di dilapidare anni di duro lavoro; ecc.
Significa dominare e contenere le potenzialità del vizio ed essere veri uomini-donne, che hanno coscienza di decidere e comprendere che la giusta libertà non è l’arbitrio e l’egocentrismo di soddisfare il piacere del vizio; bensì la responsabilità, l’autodisciplina e comprensione di quando il piacere può tramutarsi in vizio, che ci rende schiavi; dunque usare questo piacere (non negarlo!) con la consapevolezza di non ledere la nostra e altrui libertà.(I vizi autolesionisti sono meno odiosi dei vizi che ledono gli altri; ma il principio di schiavitù resta intatto…)

Quali gli ambiti possibili, per una educazione alla libertà-emancipazione?
In questa società sono: la famiglia, la scuola e via, via circoli culturali, sportivi di vario genere…

(Il problema fondamentale è ovviamente l’educazione del mondo adulto, degli educatori!!! Dei genitori, insegnanti e dirigenti delle varie associazioni culturali.)
Educazione genitoriale.

Dominante è la cultura dell’autoritarismo o permissivismo.Competizione: i figli devono essere sovente la compensazione delle lacune e limiti genitoriali: primi a scuola nello sport, nel lavoro…; altro aspetto culturale: ai propri figli non si è fatto mancare nulla, si è dato tutto!, in termini di cose…
Come contrapposizione manca una cultura di base pedagogica e psicologica sull’infanzia, adolescenza, giovinezza.
I genitori di quest’ultima generazione sono molto confusi su cos’è giusto e importante concedere in COSE: cos’è realmente necessario o voluttuario; su cosa concedere ai figli in termini di spazio/tempo sociale; se adottare l’autoritarismo o il permissivismo; oppure di contro, l’autorevolezza che si basa sul dialogo, la reciproca fiducia, coerenza, autonomia, responsabilità, onestà, sincerità, autocritica… L’autorevolezza, in sostanza, si caratterizza per la ‘forza della ragione’( e non sulla ‘ragione della forza’), sulla persuasione…la quale, se condivisa, diviene efficace perché l’educando fa proprie, con l’autoconvicimento e motivazione le ragioni dell’educatore.
Tuttavia, quando si trovano ostacoli quali: figli viziati, egocentrici, arroganti, ecc.; ebbene allora, l’autorevolezza si deve tramutare in necessaria forza impositiva e coerente di valori emancipativi sopraccitati.Un esempio calzante di autorevolezza si vede nel bellissimo film di Arthur Penn. ‘Anna dei Miracoli’.

Educazione scolastica.
Scrive lo psicologo dello sviluppo Guido Petter, sulla rivista ‘Psicologia Contemporanea’ n° 145.
"Ed eccoci al paradosso: gli insegnanti delle scuole secondarie, nella maggioranza dei casi, non hanno mai avuto occasione di ascoltare, nel corso della loro carriera universitaria, né una lezione di pedagogia, né una lezione di psicologia. Affrontano ragazzi e adolescenti senza alcuna conoscenza scientificamente fondata delle caratteristiche del loro modo di sentire e pensare,dei loro interessi, dei loro problemi.(…).
Anche gli insegnanti della scuola dell’infanzia e di quella elementare, ai quali è stata pure fornita una certa preparazione pedagogica, di tipo teorico e pratico, hanno di solito ricevuto solo una preparazione psicologica limitata (un paio d’ore alla settimana, per un solo anno), generalmente fondata sull’ascolto di lezioni e sullo studio di un testo, e non sono dunque pienamente in grado di utilizzare questo tipo di competenza per affrontare la varietà e la complessità delle situazioni che si creano nei loro rapporti con i bambini e con le famiglie."

In sintesi: da una parte vi è la carenza pedagogica-psicologica e non certo per colpa dei docenti, ma per una scelta, o non scelta, dei ministeri della pubblica istruzione storicamente susseguitisi.
Ma dall’altra, vi è una lacuna più deleteria che si vuole ignorare istituzionalmente: è la mancanza di uno standard, seppur approssimativo, di un qualche metodo generale pedagogico: metodo autoritario; oppure metodo persuasivo-autorevole?
Si evidenziano valutazioni tecniche, nozionistiche e formali; mentre per il metodo pedagogico ogni insegnante è arbitro e giudice a seconda delle sue convinzioni o pregiudizi. Si spiega cosi perché molti discenti divengono improvvisamente incapaci in materie da loro sempre amate; si spiega perché vi è una divaricazione progressiva tra progresso tecnologico ed involuzione sociale, che porta generalmente ragazzi di diverse età ad essere apatici, viziati e via,via sino alla patologia del ‘bullismo’ e baby-gang…
Se per cosi dire,l’imprinting sociale educativo deve partire dalla famiglia, la competenza educativa dovrebbe essere soprattutto dell’istituzione scolastica, che dovrebbe guidare, aiutare le eventuali carenze educative familiari…Ma a quanto si nota, ogni istituzione rimbalza ad istituzioni diverse le proprie responsabilità: riproducendo un vizio egocentrista diffusissimo: la colpa è dei genitori, la colpa è della scuola , la colpa è altrui!!!
E’ facile dedurre che manca (consapevolmente?) nella cultura scolastica, la cultura dell’emancipazione e autonomia, delle grandi motivazioni…e se esiste è lasciata al caso o alla bontà di qualche docente sensibile…
Si ignora volutamente, ad esempio, che la formazione dà motivazione all’apprendimento formale e nozionistico: è la memoria di eventi sentiti che fa ricordare date storiche e non la stupida e pappagallesca memorizzazione di date, formule e nozioni apatiche…Non si ricorda forse per associazioni importanti e motivanti, anziché per nozioni e scadenze irrilevanti e secondarie? La memoria, psicologicamente, si sedimenta efficacemente per due motivi: la ripetizione; ma soprattutto per l’emozione e motivazione-interesse per ciò che si apprende…

Cultura in generale.
Già ho scritto della cultura dominante del profitto, dell’autoritarismo e via,via di tutti i vizi sociali indotti.
Ciò che voglio aggiungere è che in questa epoca vi è l’esasperazione della divisione sociale del lavoro e di conseguenza delle specializzazioni o saperi frammentati; di più: il sapere filosofico e umanistico, che dovrebbero formare socialmente ( dando scopi e motivazioni sociali), si caratterizzano per un sapere formale, nozionistico di date ed eventi, mancanti di profondità ed intelligenza sociale…Esempio di intellettuali da party, che riconoscono percettivamente musiche di Mozart, Verdi, ecc. stupendo l’interlocutore di turno, ma non sapendo spesso il perché e motivazioni emozionali di tali musiche…
Con l’attuale divisione sociale del lavoro si tende al sapere di una sfera UNICA: tecnico o sociale, perdendo il senso della multidisciplinarità, o visione d’insieme-sintesi (vedi in passato i Galileo, Leonardo da Vinci, Giordano Bruno…); incapacità di gerarchizzare e scegliere socialmente le sintesi precipue.
Mi spiego con un esempio-confronto di moda.
Erano (generalmente) più intelligenti i ragazzi di una volta o (generalmente) i ragazzi d’oggigiorno?
I più sostengono che sono più intelligenti i ragazzi d’oggi, in quanto hanno PIU’ CONOSCENZE, più stimoli sociali e tecnici rispetto ai ragazzi di generazioni precedenti.Che abbiano più conoscenze è senz’altro vero; ma, avete notato come questa moltiplicata intelligenza tecnico-sociale sia portatrice di FRAGILITA’ PSICOLOGICA? Com’essa determini una DIPENDENZA SOCIALE graduale e perdita di autonomia? Ad una INDIFFERENZA-APATIA progressiva per tutto ciò che esce dalla sfera del proprio sapere ed egocentrismo?
Anni fa , uno storico della resistenza, preoccupato mi accennava di questa apatia-indifferenza per le sue conferenze e dibattiti nelle scuole e ambiti culturali che, per quanto stimolanti, non incidevano granché nella memoria e nel presente comportamentale dei giovani in generale…
Provai a rispondergli che le generazioni attuali soffrono di SOVRASTIMOLAZIONE TECNICO-SOCIALE!
Si pensi ad esempio, allo stress di un ragazzino che deve fare ore di scuola, con maree (inutili)di compiti, poi via, via vari corsi di nuoto, catechismo, musica, ballo, ecc.; e quando finalmente egli ha un po’ di tempo libero, questo gli viene programmato consumisticamente con video giochi o divertimenti stereotipati e di moda che uccidono quel poco di potenziale fantasia rimastagli…
In sintesi questa sovrastimolazione ci involve progressivamente perché, e mi ripeto, non ci dà tempo per riflettere ciò che dobbiamo scegliere e gerarchizzare, ciò che è veramente importante per cui volgere la nostra attenzione: alle relazioni umane emancipate?; oppure a ciò che è invece secondario e funzionale alla società: relazioni con le cose e la tecnica?
Di più: questa sovrastimolazione ci induce a VIVERE SOLTANTO PER IL PRESENTE e l’IMMEDIATO, dato che il VIZIO dilagante ( piccolo, medio, grande) non dà senso né al passato né al futuro, ma soltanto al presente, adesso, in quanto il vizio appena appagato si ripropone il momento o il giorno dopo, al più presto!…

I ragazzi delle generazioni precedenti, erano MENO impregnati di COSE e CONOSCENZE, tuttavia avevano (relativamente) più spazio/tempo per un’autonomia, perché (in generale) non viziati, in quanto fino agli anni ’60, vigeva una povertà (dignitosa) generale, e difficilmente la povertà sviluppa grandi vizi, come il consumismo attuale sviluppa…(Molto diffuso era il vizio e abbrutimento per il vino).
Prevalendo una cultura rurale, si era meno protetti e dunque per necessità costretti sin da piccoli ad aiutare nel lavoro gli adulti e di conseguenza a sviluppare precocemente un’intelligenza PRATICA, ad AUTOGESTIRSI e ad avere più POTENZIALITA’ CREATIVE nel gioco, mancando in passato l’offerta di giocattoli preorganizzati che la moderna industria produce…
Si può facilmente dedurre che un cucciolo d’uomo che ha già una relativa autonomia, ha molteplici potenzialità creative, più coraggio per la sperimentazione pratica-sociale, perché abituato ad affrontare e RISOLVERE le contraddizioni e avversità della vita…

Se è stimolante analizzare e confrontare le differenze di comportamento generazionale, per concludere che l’autonomia (relativa) era maggiore in passato che oggigiorno…non bisogna dimenticare che l’OGGI è lo sviluppo inevitabile dei decenni scorsi; che l’attuale e patologica fragilità e dipendenza giovanile, è la CONSEGUENZA e SVILUPPO dell’educazione del mondo giovanile di generazioni precedenti, divenute adulte con la mentalità consumistica.
In sostanza noi siamo i padri, educatori di questa generazione e ritornare al passato non si può!
Se non vi è una nuova e radicale cultura alla libertà-emancipazione negli adulti e loro istituzioni culturali, non vi può essere nascita e sviluppo dell’autonomia nell’infanzia, adolescenza, giovinezza; in quanto l’educazione di queste figure sociali si basa proprio sull’IMITAZIONE…

Tuttavia, notiamo che molte famiglie o piccole comunità, RESISTONO a questa inarrestabile catastrofe sociale: resistenza per una cultura all’amore, generosità, coraggio, responsabilità, ecc. che dà momenti e nicchie di felicità; resistenza prodotta da una buona educazione emancipativa, acquisita e perpetuata familiarmente, oppure casualmente per reazione ad autoritarismi subiti…
Una prima speranza si può concretizzare: vivendo e lottando duramente per rapporti relativamente emancipati, sviluppando cultura alla libertà ,antagonista ai feticci…
Ma appena questa lotta emancipativa si tende ad espandere e sistematizzare collettivamente, si cozza brutalmente coi feticci e vizi del capitale, personificati psicologicamente e repressivamente dalle sue istituzioni…
Quanta resistenza e prospettiva di libertà avranno i generosi…se non produrranno organizzativamente e politicamente una nuova vita??!! Se è utopistico questo desiderio di emancipazione umana; è più utopistico credere che il ‘SIGNOR MERCATO’ si converta ai bisogni di emancipazione umana!!!…

Aprile 2000.
Bonicelli Giuseppe.